Il sostegno interrotto
Più della metà di chi insegna sostegno nella scuola statale ha un contratto che scade a giugno: il 55,9%, contro il 13,4% del posto comune. Il sostegno è l'unico insegnamento in cui la continuità non è un pregio del servizio: è il servizio.
Abbiamo preso dieci anni di dati del Ministero sul personale della scuola statale, dal 2015/16 al 2024/25, e abbiamo isolato i posti di sostegno: quanti docenti ci lavorano, quanti hanno una cattedra stabile, quanti un contratto che finisce a giugno, in che fascia d'età, in ognuna delle 104 province rilevate. La tesi di questa pagina è una sola: il precariato del sostegno ha due facce opposte, e il bambino perde in tutte e due.
Il sostegno è raddoppiato, e la crescita è quasi tutta precaria
C'è una classe, a settembre, dove un bambino aspetta sulla porta. Non la maestra: la sua maestra, quella che sa che se la luce al neon ronza lui si copre le orecchie, che conosce il gesto con cui chiede di uscire, che a maggio era arrivata a farlo scrivere da solo. Quella persona a settembre non c'è più. Il contratto è finito a giugno, la graduatoria l'ha mandata in un'altra provincia, e il lavoro di un anno ricomincia dall'inizio con un adulto che il bambino non ha mai visto.
Nel 2024/25 i docenti di sostegno della scuola statale sono 249.708: 110.044 di ruolo e 139.664 supplenti. La quota di precari è del 55,9%, cioè più di uno su due. Sul posto comune la stessa quota è del 13,4%. Il sostegno è 4,2 volte più precario del resto della scuola.
Il numero che spiega come ci siamo arrivati è un altro. Dal 2015/16 al 2024/25i docenti di sostegno sono passati da 125.914 a 249.708: 123.794 posti in più, quasi un raddoppio. Di quei posti, 102.706 sono supplenze e 21.088 sono cattedre di ruolo. L'83,0 per cento della crescita del sostegno è fatto di contratti che scadono.
Il sistema ha riconosciuto il bisogno. Ha creato i posti. Poi li ha riempiti con persone che manda via ogni giugno.
La curva ha un massimo nel 2021/22, al 61,3%, e da lì scende fino al 55,9% di oggi. Sono 5,4 punti recuperati in 1 anni. Scriverlo conta: una pagina che nasconde il miglioramento per tenere alto il tono vale meno di quella che lo dichiara. Il punto resta che a quel ritmo il ritorno alla normalità si misura in decenni.
Quattro supplenti su dieci hanno passato i quarantacinque anni
«Precario» evoca una persona giovane. Qualcuno che ha finito l'università da poco, aspetta il concorso, fa gavetta. Quella figura esiste, e nei dati si vede: 37.180 supplenti di sostegno hanno meno di 35 anni, il 26,6% del totale.
Poi c'è l'altra metà del grafico. 58.243 supplenti di sostegno hanno più di 45 anni: il 41,7%. Non stanno aspettando di entrare. Sono dentro da quindici o vent'anni, con un contratto che ogni giugno finisce e ogni settembre ricomincia da qualche altra parte.
Un precariato che dura vent'anni ha smesso di essere un'attesa. È un modo di impiegare le persone, scelto e rinnovato ogni anno.
La mappa è rovesciata rispetto a come ce la si aspetta
Su quasi ogni indicatore della scuola italiana il Mezzogiorno sta peggio. Qui succede il contrario, e la cosa va guardata bene prima di raccontarla.
La quota di supplenti sul sostegno è più alta nel Nord-ovest, al 68,1%, e più bassa nel Isole, al 49,6%.
Le due barre dicono due cose diverse sullo stesso posto. Nel Nord-ovest i supplenti sono tanti e sono giovani: il 37,7% ha meno di 35 anni. Nel Isole sono meno, e sono vecchi nel mestiere: il 50,3% ha passato i 45 anni, contro il 32,4% del Nord-ovest.
La spiegazione più probabile è un movimento di persone, e la diciamo per quello che è: un'ipotesi che questi dati rendono plausibile senza dimostrarla. La specializzazione per il sostegno è più diffusa nel Mezzogiorno, i posti scoperti sono al Nord, e chi vince una supplenza a ottocento chilometri da casa chiede il trasferimento appena la graduatoria glielo permette. Al Nord arriva ogni anno gente nuova e giovane. Al Sud resta chi non si è mosso e non è mai entrato di ruolo.
Il bambino paga in tutti e due i casi, per motivi opposti. Al Nord perché la sua insegnante se ne va. Al Sud perché quella che resta non ha mai avuto una cattedra sua.
Stesso numero di supplenti, due storie opposte
Milano e Napoli hanno quasi lo stesso numero di supplenti sul sostegno: 8.196 e 8.054, uno scarto dell'1,7per cento. Le due province non sono state scelte a mano per fare bella figura in pagina: sono quelle che, fra le grandi, hanno il numero di supplenti più simile e il profilo d'età più lontano.
Sono 26,5 punti di divario sulla quota di under 35, a parità di numero di persone. Due città con lo stesso problema sulla carta, e due mestieri diversi dentro.
Provincia per provincia
Le 104 province rilevate dal Ministero, ordinate per quota di supplenti sui posti di sostegno. Si va dal 77,3% di Lodial 18,1% di Caserta.
Previsione 2025-2030: cosa dicono i numeri se il trend continua
Le previsioni che seguono nascono dai dieci anni di dati del Ministero, senza ipotesi esterne. Per ogni indicatore abbiamo applicato tre metodi: la retta di tendenza dell'intero decennio, il tasso di variazione composto tra primo e ultimo anno, e l'inerzia degli ultimi cinque anni. Il valore centrale è la mediana dei tre; la banda colorata mostra il minimo e il massimo. Quando i tre metodi convergono, la previsione è solida. Quando divergono, la banda si allarga e lo diciamo.
| Anno | Scenario basso | Centrale | Scenario alto |
|---|---|---|---|
| 2024/25 (dato reale) | 55,9% | ||
| 2025/26 | 56,8% | 60,0% | 67,0% |
| 2026/27 | 57,7% | 64,5% | 70,2% |
| 2027/28 | 58,6% | 69,3% | 73,3% |
| 2028/29 | 59,5% | 74,4% | 76,4% |
| 2029/30 | 60,4% | 79,6% | 79,9% |
Se la curva degli ultimi dieci anni prosegue, nel 2029/30 la quota di supplenti sul sostegno sale al 79,6%, contro il 55,9% del 2024/25. La forchetta fra i tre metodi va dal 60,4% al 79,9%. Una curva che sale qui vuol dire un bambino in più, ogni settembre, che ricomincia con un adulto nuovo. Affidabilità media: la tendenza è riconoscibile ma i tre metodi divergono in parte.
| Anno | Scenario basso | Centrale | Scenario alto |
|---|---|---|---|
| 2024/25 (dato reale) | 139.664 | ||
| 2025/26 | 149.493 | 161.366 | 161.896 |
| 2026/27 | 159.322 | 173.360 | 187.668 |
| 2027/28 | 169.151 | 185.353 | 217.542 |
| 2028/29 | 178.980 | 197.347 | 252.172 |
| 2029/30 | 188.809 | 209.340 | 292.314 |
Sul numero assoluto, nel 2029/30 i supplenti di sostegno sarebbero 209.340, contro i 139.664 del 2024/25. La forchetta va da 188.809 a 292.314. Una proiezione che cresce qui non significa più sostegno: significa che i posti nuovi continuano a nascere senza un titolare. Affidabilità media: la tendenza è riconoscibile ma i tre metodi divergono in parte.
Come leggere queste previsioni: sono proiezioni della tendenza, con i concorsi, le regole pensionistiche e la demografia che si comportano come negli ultimi dieci anni. Ogni intervento serio della politica le sposta. È esattamente il punto: i numeri dicono dove si arriva senza fare niente.
Che cosa questi numeri non dicono
Un limite dichiarato senza la direzione dell'errore serve a poco: chi legge resta senza sapere se il numero è gonfiato o compresso. Qui sono tre, e per ognuno diciamo da che parte sbaglia.
- Un supplente può essere lo stesso dell'anno prima, e nei dati non si vede. Il Ministero pubblica quanti contratti a termine ci sono, non chi li firma. Quindi il numero di bambini che cambia davvero insegnante è più basso di quanto suggerisca il 55,9%. Sottostimiamo la continuità, mai il contrario.
- Mancano tre province. Ne rileviamo 104: Aosta, Bolzano e Trento hanno scuola autonoma e non compaiono in questi dati del Ministero. Sono territori piccoli e tutti al Nord, quindi la loro assenza tocca i totali di poco e lascia intatto il confronto fra aree.
- Il movimento di persone fra Sud e Nord è un'ipotesi, non una misura. I dati dicono che al Nord i supplenti sono più giovani, e questo è coerente con quella spiegazione. Non dicono da dove vengono. Per dimostrarlo servirebbero i dati sulla mobilità, che il Ministero non pubblica in forma aperta.
C'è una cosa che questi numeri non possono proprio toccare, e vale la pena dirla: la qualità del lavoro. Un supplente al primo anno può essere bravissimo e un titolare da vent'anni può essere stanco. Qui non si misura chi insegna meglio. Si misura quante volte un bambino deve ricominciare.
Cosa chiediamo
Il sostegno è l'unico insegnamento in cui la continuità non è un pregio: è la sostanza del servizio. Il piano educativo individualizzato dura anni, la relazione con un bambino autistico si costruisce in mesi, e tutte e due le cose si azzerano quando la persona cambia. Un sistema che copre il 55,9% di quei posti con contratti annuali non ha un problema di organico. Ha un problema di promessa.
Tre cose, e sono verificabili con gli stessi dati aperti che abbiamo usato qui. Che i posti di sostegno in deroga diventino posti di ruolo quando si ripetono per più anni di fila sulla stessa scuola. Che chi ha la specializzazione e insegna da oltre dieci anni con contratto annuale entri in ruolo senza aspettare un concorso che non arriva. Che il Ministero pubblichi, per ogni posto di sostegno, se nell'anno precedente era coperto dalla stessa persona: è il dato che manca per misurare la continuità vera, e nessuno lo chiede.
Se insegni sostegno, se sei un genitore che a settembre ha trovato un volto nuovo, se amministri una scuola e questi numeri ti sembrano sbagliati: scrivici. Le correzioni che arrivano le pubblichiamo con la data.
- Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito, open data sul personale scolastico (docenti titolari e supplenti), licenza IODL 2.0. Dieci anni scolastici, dal 2015/16 al 2024/25.
- Perimetro: scuola statale, posti di sostegno (
SOSTEGNO) confrontati con i posti comuni (NORMALE). Il personale ATA resta fuori. - Calcolo: la quota di supplenti è il rapporto fra docenti con contratto a termine e totale dei docenti su quel tipo di posto. Nessuna stima, nessun riproporzionamento.
- Aree: le cinque ripartizioni ISTAT. La provincia si aggancia alla regione con il nome normalizzato, mai con una somiglianza.
- Il metodo per esteso sta nella pagina Metodologia.
Il precariato della scuola italiana nel suo insieme, ordine per ordine e provincia per provincia, sta in «La scuola precaria».
La sensazionalità di questa inchiesta passa da qui
Dall'analisi emergono alcuni fatti che pesano più degli altri. Li mettiamo in fila con i numeri che li reggono, perché chiunque possa verificarli e raccontarli con il proprio taglio. I dati di partenza sono pubblici, l'elaborazione è nostra, la storia la scrive chi legge.
Osservatorio Fides Docet, «Il sostegno interrotto», fidesdocet.com, 18/10/2026, elaborazione su dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito (licenza IODL 2.0). https://www.fidesdocet.com/inchieste/sostegno-interrotto
Prima di riprenderli: fonti, unità di analisi, soglie e i limiti dichiarati con la loro direzione stanno nella Metodologia. Se un numero riguarda la tua scuola e non torna, si può contestare: le segnalazioni con un riferimento preciso vengono verificate sulla fonte e le correzioni sono pubbliche.
Testi, cifre e grafici sono riproducibili citando «Osservatorio Fides Docet» con link all'inchiesta. I dati di partenza sono pubblici (Ministero dell'Istruzione e del Merito, licenza IODL 2.0); elaborazione, proiezioni e visualizzazioni sono dell'Osservatorio. Per confronti, repliche o dati aggiuntivi su una singola provincia, scrivici.