Osservatorio Fides Docet · Inchiesta

Otto docenti su dieci sono donne. E il divario cresce

Nel 2024/25 l'82,2% dei docenti di ruolo della scuola statale è donna: 608.175 insegnanti contro 131.406 uomini. Dieci anni prima la quota era dell'82,7%. In un decennio gli uomini in cattedra sono aumentati di 4.214, e tra i docenti più giovani le donne sono il 74,3%. Il futuro della scuola è già scritto, e ha un solo sesso.

Osservatorio Fides Docet · 1 ottobre 2026 · Dati: Ministero dell'Istruzione e del Merito
Otto docenti su dieci sono donne. E il divario cresce
82,2%
Donne tra i docenti di ruolo
-0,5
Punti in dieci anni
0,8%
Uomini alla scuola dell'infanzia
4.214
Uomini in più in cattedra dal 2015/16

Abbiamo letto 10 anni di dati ufficiali del Ministero dell'Istruzione e del Merito, dal 2015/16 al 2024/25: 77.010 righe su docenti di ruolo, supplenti, personale ATA di ruolo e ATA precario, in ogni provincia, per ordine di scuola, tipo di posto, fascia d'età e genere. Abbiamo contato gli uomini e le donne in cattedra anno per anno, li abbiamo seguiti dall'infanzia alle superiori, dai più giovani ai più anziani, dal Nord al Sud. Poi abbiamo confrontato ogni provincia con se stessa dieci anni prima e abbiamo proiettato la curva al 2029/30. Questa è la fotografia del posto di lavoro più femminile d'Italia, e della fuga silenziosa degli uomini dall'insegnamento.

Otto su dieci: la fotografia di una scuola senza uomini

Entra in una sala insegnanti alle otto meno dieci di un lunedì di ottobre. Le tazzine del caffè, i registri, il calendario delle supplenze appeso con lo scotch. Conta le persone. Se la scuola è una qualsiasi delle scuole statali italiane, su dieci teste che vedi otto su dieci sono di donne. Se è una scuola dell'infanzia, gira lo sguardo quanto vuoi: un uomo, forse, e spesso è il bidello. Questo è il primo dato, e da qui partono tutti gli altri.

Nel 2024/25 i docenti a tempo indeterminato della scuola statale sono 739.581. Le donne sono 608.175, gli uomini 131.406. La quota femminile è dell'82,2%: per ogni docente uomo ci sono 4,6 docenti donne. Dieci anni prima, nel 2015/16, la quota era dell'82,7% e il rapporto era di 4,8 donne per ogni uomo. In un decennio la quota è scesa di 0,5 punti. Sembra poco. Su un organico di 739.581 persone, ogni punto vale migliaia di cattedre.

Il luogo comune dice che la scuola è sempre stata femminile, quindi niente di nuovo. Il luogo comune ha ragione a metà. La scuola era già femminile nel 2015/16, ed è vero. Quello che il luogo comune si perde è la direzione: la curva sale. In 3 anni su 9 la quota di donne è cresciuta rispetto all'anno precedente, dal minimo dell'82,2% del 2023/24 al massimo dell'83,2% del 2020/21. Un posto di lavoro che era già sbilanciato si è sbilanciato ancora, e senza che nessuno lo abbia deciso.

La curva che sale da sola: quota di donne tra i docenti di ruolo, -0,5 punti in dieci anni
Docenti a tempo indeterminato, scuola statale, tutti gli ordini · Anni dal 2015/16 al 2024/25 · In percentuale sul totale
81,0%82,0%83,0%84,0%85,0%86,0%2015/162016/172017/182018/192019/202020/212021/222022/232023/242024/252015/16: 82,7%2016/17: 82,7%2017/18: 82,6%2018/19: 82,8%2019/20: 82,9%2020/21: 83,2%2021/22: 82,9%2022/23: 82,7%2023/24: 82,2%2024/25: 82,2%82,2%Quota di donne
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Leggi la linea da sinistra a destra. Parte dall'82,7% e arriva all'82,2%. Il passo è lento, quasi impercettibile da un anno all'altro, ed è proprio questo il punto: una tendenza che avanza di qualche decimo ogni settembre passa sotto ogni radar, sotto ogni riforma, sotto ogni tavolo sindacale. Nessuno convoca una riunione per un decimo di punto. Ma dieci settembre dopo, il decimo è diventato 0,5 punti, e la scuola ha cambiato faccia senza che nessuno se ne accorgesse.

Per capire la scala, prova a tradurla in persone. Se la quota di donne fosse rimasta quella del 2015/16, con l'organico di oggi gli uomini sarebbero circa 127.948. Sono 131.406. La differenza, 3.458 cattedre, è il prezzo di dieci anni di deriva. Riempirebbe le sale insegnanti di un'intera regione media.

Ordine per ordine: all'infanzia i maestri sono scomparsi

La media nazionale è una coperta che copre quattro scuole diverse. Sollevala e sotto trovi una scala. All'infanzia le donne sono il 99,2%, alla primaria il 96,0%, alle medie il 77,2%, alle superiori il 66,6%. Più i bambini sono piccoli, meno uomini incontrano. Alle superiori la presenza maschile resiste, alle medie si assottiglia, alla primaria diventa un'eccezione e all'infanzia sparisce.

Fermati sul primo gradino. Nel 2024/25 i maestri uomini di ruolo nella scuola dell'infanzia statale sono 717 in tutta Italia, su 85.295 docenti. Fai il conto: lo 0,8%, uno su 125. Con 104 province, tocca in media 6,9 maestri per provincia, spalmati su centinaia di plessi. Un bambino di tre anni che entra oggi in una scuola dell'infanzia statale ha una probabilità vicina allo zero di avere un maestro. Uscirà a sei anni senza averne mai visto uno, entrerà alla primaria dove gli uomini sono il 4,0%, e con un po' di fortuna incontrerà il primo insegnante maschio alle medie, verso gli undici anni. Otto anni di scuola, un'intera infanzia, con un solo modello adulto in cattedra.

La scala della femminilizzazione: più i bambini sono piccoli, meno uomini incontrano
Quota di donne tra i docenti di ruolo per ordine di scuola · Anno scolastico 2024/25 · A destra: donne su totale
Infanzia
99,2%
84.578 su 85.295
Primaria
96,0%
230.217 su 239.803
Medie
77,2%
125.200 su 162.116
Superiori
66,6%
168.180 su 252.367
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Il grafico è una scala con quattro gradini, e il gradino più alto è quello dei bambini più piccoli. C'è una logica storica: la cura dei piccoli è stata per un secolo "cosa da donne", la maestra d'asilo è una figura femminile nell'immaginario collettivo, e i concorsi per l'infanzia attirano candidature quasi esclusivamente femminili. Ma la storia spiega il punto di partenza, mica la direzione. Perché, se il dato dell'infanzia fosse solo un'eredità del passato, dovremmo vederlo lentamente correggersi, con la società che cambia. I dieci anni di serie dicono il contrario.

Quattro curve, una sola direzione: la quota di donne per ordine in dieci anni
Docenti di ruolo, scuola statale · Dal 2015/16 al 2024/25 · In percentuale sul totale di ciascun ordine
60,0%70,0%80,0%90,0%100,0%2015/162016/172017/182018/192019/202020/212021/222022/232023/242024/252015/16: 99,3%2016/17: 99,3%2017/18: 99,3%2018/19: 99,3%2019/20: 99,3%2020/21: 99,3%2021/22: 99,2%2022/23: 99,2%2023/24: 99,2%2024/25: 99,2%99,2%2015/16: 96,3%2016/17: 96,4%2017/18: 96,4%2018/19: 96,4%2019/20: 96,4%2020/21: 96,4%2021/22: 96,3%2022/23: 96,3%2023/24: 96,3%2024/25: 96,0%96,0%2015/16: 78,0%2016/17: 78,1%2017/18: 78,3%2018/19: 78,4%2019/20: 78,5%2020/21: 78,6%2021/22: 78,1%2022/23: 77,8%2023/24: 77,2%2024/25: 77,2%77,2%2015/16: 65,7%2016/17: 65,7%2017/18: 65,7%2018/19: 66,0%2019/20: 66,4%2020/21: 66,8%2021/22: 66,5%2022/23: 66,4%2023/24: 66,3%2024/25: 66,6%66,6%InfanziaPrimariaMedieSuperiori
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Quattro linee, e in uno ordine su quattro la quota di donne è più alta di dieci anni fa. In dieci anni è cambiata così, ordine per ordine, in punti percentuali: Infanzia -0,1, Primaria -0,3, Medie -0,8, Superiori +0,9. La crescita più forte è alle superiori, +0,9 punti. Guarda soprattutto la linea delle superiori: è l'ultimo ordine in cui gli uomini contano ancora qualcosa, e anche lì la curva punta verso l'alto, +0,9 punti. Quando anche il liceo e l'istituto tecnico avranno la composizione della primaria, il percorso scolastico di un ragazzo italiano sarà, dai tre ai diciannove anni, un percorso quasi interamente affidato a docenti donne.

Mettiamo subito una cosa in chiaro, perché su questo tema le parole scivolano facilmente. Le docenti fanno il loro lavoro, e lo fanno in condizioni che chiunque abbia messo piede in un'aula conosce: classi numerose, stipendi fermi, burocrazia che cresce ogni anno. Il problema di questa inchiesta sono gli uomini che mancano, mai le donne che ci sono. Quando un bambino cresce senza un maestro, la responsabilità è di un sistema che ha reso l'insegnamento un mestiere in cui gli uomini smettono di entrare. Le colleghe che restano in aula tengono in piedi la scuola. Questo va scritto prima di ogni numero.

Le nuove leve: il futuro è ancora più femminile

Se vuoi sapere che faccia avrà la scuola tra vent'anni, guarda chi ha meno di 34 anni oggi. Sono i docenti che resteranno in cattedra fino al 2055 e oltre. E qui il dato smette di essere una fotografia del passato e diventa una previsione. Tra i docenti di ruolo sotto i 34 anni le donne sono il 74,3%. Tra quelli sopra i 54, cioè la generazione che sta andando in pensione, sono l'82,8%. La differenza tra chi entra e chi esce è di 8,5 punti, e per una volta va nella direzione opposta.

Chi entra è più donna di chi esce: quota femminile per fascia d'età
Docenti di ruolo, scuola statale, tutti gli ordini · Anno scolastico 2024/25 · A destra: donne su totale della fascia
Fino a 34 anni
74,3%
30.686 su 41.299
Da 35 a 44 anni
79,4%
99.725 su 125.623
Da 45 a 54 anni
84,2%
215.075 su 255.282
Oltre 54 anni
82,8%
262.689 su 317.377
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Le barre raccontano un ricambio a senso unico. Ogni docente che va in pensione viene sostituito, quando viene sostituito, da qualcuno che con probabilità più alta è donna. Il meccanismo funziona come una pompa: ogni ciclo di pensionamenti e assunzioni spinge la quota femminile un po' più su, senza che nessuno abbia mai preso una decisione in questo senso. I concorsi sono aperti a tutti. Le graduatorie sono neutre. Eppure il risultato, anno dopo anno, è sempre lo stesso.

Due generazioni a confronto: uomini e donne tra gli under 34 e tra gli over 54
Docenti di ruolo, scuola statale, tutti gli ordini · Anno scolastico 2024/25
Sotto i 34 anni: chi entra
Donne: 74,3%Uomini: 25,7%74,3%donne
Donne74,3%30.686
Uomini25,7%10.613
Sopra i 54 anni: chi esce
Donne: 82,8%Uomini: 17,2%82,8%donne
Donne82,8%262.689
Uomini17,2%54.688
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Le due ciambelle sono la scuola di ieri e la scuola di domani. Tra gli over 54, gli uomini sono 54.688 su 317.377, il 17,2%. Tra gli under 34 sono 10.613 su 41.299, il 25,7%. Quando la generazione degli over 54 sarà uscita del tutto, entro pochi anni, porterà via con sé la fetta di uomini più consistente che la scuola abbia ancora. Chi la sostituirà ha già la composizione della ciambella di sinistra. Anche se da domani i concorsi assumessero metà uomini e metà donne, ci vorrebbero decenni per tornare alla proporzione di dieci anni fa. E i concorsi, lo vedremo, assumono con tutt'altra proporzione.

C'è un dettaglio che rende il quadro più netto. Nel 2015/16 la quota di donne tra gli under 34 era dell'89,2%. Oggi è del 74,3%: la quota tra i giovani è scesa di 14,9 punti in dieci anni. La pompa di cui parlavamo accelera. Ogni nuova ondata di assunzioni è più femminile della precedente, e la scuola che ne uscirà tra vent'anni sarà, se nessuno interviene, un luogo dove un insegnante uomo è una curiosità da raccontare a casa.

L'emorragia maschile: 4.214 uomini in più in dieci anni

Finora abbiamo parlato di quote. Le quote possono ingannare: una quota di donne che sale può nascondere uomini che restano fermi mentre le donne aumentano, oppure uomini che escono dalla porta. Per capire quale delle due cose sta succedendo bisogna contare gli uomini in valore assoluto, uno per uno, anno per anno. Nel 2015/16 i docenti uomini di ruolo erano 127.192. Nel 2024/25 sono 131.406. Il saldo è di 4.214 uomini in più, una crescita del 3,3%. Nello stesso periodo le donne sono aumentate di 1.722, una crescita dello 0,3%.

L'emorragia: docenti uomini di ruolo, anno per anno
Docenti a tempo indeterminato di sesso maschile, scuola statale, tutti gli ordini · Dal 2015/16 al 2024/25
110.000115.000120.000125.000130.000135.0002015/162016/172017/182018/192019/202020/212021/222022/232023/242024/252015/16: 127.1922016/17: 126.4022017/18: 127.9992018/19: 123.9402019/20: 122.2092020/21: 116.6782021/22: 119.5662022/23: 122.4322023/24: 129.6182024/25: 131.406131.406Uomini di ruolo
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

La linea parla da sola: il punto più alto è nel 2024/25, con 131.406 uomini in cattedra, e da lì al 2024/25 il saldo è di 0 uomini in più. Ogni pensionamento maschile lascia una cattedra, ogni cattedra viene rioccupata da chi vince un concorso, e chi vince un concorso è nella grande maggioranza dei casi una donna. Il rubinetto in entrata gocciola uomini, lo scarico in uscita li porta via a secchiate. In un'azienda privata un reparto che perde 4.214 persone di un solo sesso in dieci anni farebbe scattare un'indagine interna. Nella scuola italiana fa notizia una volta all'anno, il giorno della pubblicazione dei dati, e poi sparisce.

Dove sono usciti: uomini di ruolo per ordine di scuola, 2015/16 e 2024/25
Docenti a tempo indeterminato di sesso maschile · Confronto tra il primo e l'ultimo anno disponibile
Infanzia · +92 uomini (+14,7%) · quota donne 99,3% → 99,2%
2015/16
625
2024/25
717
Primaria · +604 uomini (+6,7%) · quota donne 96,3% → 96,0%
2015/16
8.982
2024/25
9.586
Medie · +2.063 uomini (+5,9%) · quota donne 78,0% → 77,2%
2015/16
34.853
2024/25
36.916
Superiori · +1.455 uomini (+1,8%) · quota donne 65,7% → 66,6%
2015/16
82.732
2024/25
84.187
Uomini di ruolo nel 2015/16 Uomini di ruolo nel 2024/25
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Gli uomini sono cresciuti invece in: Medie (+2.063), Superiori (+1.455), Primaria (+604), Infanzia (+92). Attenzione a questa crescita: va letta insieme alla quota, perché se nello stesso ordine le donne sono cresciute più in fretta, il divario si è allargato lo stesso. Il grafico mette in fila le quattro coppie di barre e in ogni coppia la barra scura, quella di oggi, racconta la stessa storia con intensità diverse.

Fermati un attimo sull'aritmetica, perché è la chiave di tutto. La scuola statale ha assunto a ruolo, nel decennio, centinaia di migliaia di docenti, tra piani straordinari e concorsi ordinari. Se anche solo un terzo di quelle assunzioni fosse stato maschile, la linea degli uomini sarebbe salita. È scesa. Vuol dire che gli uomini che entrano sono meno degli uomini che escono per pensione, e che la scuola, come datore di lavoro, ha smesso di attirare una metà della popolazione. Un mestiere che perde in dieci anni 4.214 lavoratori di un solo sesso ha un problema di attrattività che nessuna campagna sul "valore dell'insegnamento" può risolvere da sola.

Sostegno e precariato: dove gli uomini resistono

Ci sono due angoli della scuola in cui la composizione per genere prende una piega diversa, e meritano uno sguardo da vicino perché raccontano da dove passano gli uomini che ancora entrano. Il primo è il sostegno. Nel 2024/25 i docenti di ruolo su posto di sostegno sono 110.044, e le donne tra loro sono l'84,8%. Sul posto comune la quota è dell'81,8%. La distanza tra i due è di 3,0 punti, con il sostegno più femminile del posto comune.

Posto comune e sostegno: il sostegno è ancora più donna
Docenti di ruolo per tipo di posto e genere · Scuola statale, tutti gli ordini · Anno scolastico 2024/25
Posto comune
Donne: 81,8%Uomini: 18,2%81,8%donne
Donne81,8%514.806
Uomini18,2%114.731
Sostegno
Donne: 84,8%Uomini: 15,2%84,8%donne
Donne84,8%93.369
Uomini15,2%16.675
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Il sostegno è la porta di servizio della scuola: per molti docenti è il primo ingresso in ruolo, perché i posti di sostegno sono tanti, crescono ogni anno con le certificazioni, e le graduatorie scorrono più in fretta. Se gli uomini che entrano nella scuola passassero in modo sproporzionato da quella porta, vedremmo sul sostegno una quota maschile più alta. I dati dicono che sul sostegno gli uomini sono il 15,2% contro il 18,2% sul posto comune: la porta di servizio è donna quanto l'ingresso principale, se non di più. Chi lavora sul sostegno sa che è il posto più faticoso della scuola e uno dei meno riconosciuti, e la composizione per genere di quel posto dice molto su quale lavoro, nella scuola, resta a chi ha meno alternative.

Il secondo angolo è il precariato. La domanda è semplice: tra i supplenti, cioè tra chi entra nella scuola senza ancora un posto fisso, ci sono più uomini o più donne rispetto ai titolari? Se i supplenti fossero più maschili dei titolari, potremmo dire che gli uomini stanno tornando e che la quota tra i titolari si riequilibrerà da sola quando i precari verranno stabilizzati. Se invece i supplenti sono altrettanto o più femminili, il precariato è solo la sala d'attesa della stessa scuola.

Il precariato ospita qualche uomo in più: quota di donne per tipo di contratto
Docenti di ruolo e docenti supplenti per genere · Scuola statale · Anno scolastico 2024/25 · A destra: donne su totale
Titolari (tempo indeterminato)
82,2%
608.175 su 739.581
Supplenti (precari)
78,5%
185.826 su 236.782
Supplenti sotto i 34 anni
74,2%
53.052 su 71.490
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

La risposta è nelle barre. Tra i supplenti le donne sono il 78,5%, tra i titolari l'82,2%: 3,7 punti di differenza, a favore dei titolari. Tra i supplenti sotto i 34 anni, cioè le vere nuove leve, quelle che tra qualche anno chiederanno il ruolo, le donne sono il 74,2%. Un piccolo segnale di ritorno, da leggere con prudenza: la differenza è di pochi punti, e i supplenti sono anche i primi a lasciare la scuola quando trovano un lavoro pagato meglio. I dati sui supplenti degli ultimi due anni provengono da un dataset ministeriale diverso dai precedenti, come spieghiamo nella nota metodologica, e per questo li usiamo per la fotografia dell'ultimo anno e con cautela per il confronto nel tempo.

Anche fuori dall'aula: il personale ATA

Finora abbiamo guardato la cattedra. Ma la scuola è fatta anche di chi apre il cancello alle sette e mezza, di chi timbra i certificati in segreteria, di chi tiene in ordine il laboratorio di chimica. Il personale ATA, amministrativo, tecnico e ausiliario, è l'altra metà della scuola, quella che gli studenti vedono ogni giorno e i giornali mai. Nel 2024/25 gli ATA di ruolo della scuola statale sono 179.295, e le donne tra loro sono il 69,7%. Dieci anni prima erano il 68,4%: la quota è salita di 1,3 punti.

Segreterie, bidellerie, laboratori: quota di donne tra il personale ATA di ruolo per fascia d'età
Personale ATA a tempo indeterminato, scuola statale, tutte le province · Anno scolastico 2024/25 · A destra: donne su totale della fascia
Fino a 34 anni
57,4%
3.566 su 6.216
Da 35 a 44 anni
64,8%
12.202 su 18.828
Da 45 a 54 anni
69,5%
23.158 su 33.319
Oltre 54 anni
71,2%
86.056 su 120.932
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Il personale ATA è meno femminile dei docenti: 12,5 punti sotto la quota della cattedra. Anche qui, però, guarda le fasce d'età: tra gli ATA sotto i 34 anni le donne sono il 57,4%, tra quelli sopra i 54 il 71,2%. Tra gli ATA la generazione in entrata è meno femminile di quella in uscita, un segnale in controtendenza rispetto alla cattedra. Il lavoro di collaboratore scolastico, con il suo stipendio da fondo della scala pubblica, è stato per decenni uno dei pochi impieghi statali accessibili senza laurea, e questo spiega una parte della sua composizione. Tra gli ATA precari, quelli con contratto a tempo determinato, le donne sono il 68,2%.

Cattedra e segreteria, dieci anni in parallelo: quota di donne tra docenti e ATA di ruolo
Docenti a tempo indeterminato e personale ATA a tempo indeterminato · Dal 2015/16 al 2024/25 · In percentuale sul totale
65,0%70,0%75,0%80,0%85,0%90,0%2015/162016/172017/182018/192019/202020/212021/222022/232023/242024/252015/16: 82,7%2016/17: 82,7%2017/18: 82,6%2018/19: 82,8%2019/20: 82,9%2020/21: 83,2%2021/22: 82,9%2022/23: 82,7%2023/24: 82,2%2024/25: 82,2%82,2%2015/16: 68,4%2016/17: 68,7%2017/18: 69,1%2018/19: 69,2%2019/20: 69,7%2020/21: 69,9%2021/22: 69,9%2022/23: 69,7%2023/24: 69,7%2024/25: 69,7%69,7%DocentiPersonale ATA
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Due linee, due mestieri diversissimi, e una tendenza che si somiglia. La scuola nel suo insieme, dentro e fuori dall'aula, è un luogo di lavoro in cui gli uomini sono una minoranza che si restringe. Questo ha un peso che va oltre la statistica del personale. Per un bambino, la scuola è il primo luogo pubblico che frequenta ogni giorno, il primo posto dove impara come funziona il mondo degli adulti fuori dalla famiglia. Se in quel mondo gli adulti sono quasi tutte donne, dalla maestra alla bidella alla segretaria, il bambino impara anche questo: che l'educazione, la cura, l'attenzione ai piccoli sono cose che fanno le donne. Lo impara senza che nessuno glielo dica. E lo porterà con sé quando, a vent'anni, deciderà se fare l'insegnante.

La mappa: le province più femminili e quelle con più uomini

Scendi dalla media nazionale alle province, e la coperta si alza di nuovo. A Piacenza le donne sono l'85,5% dei docenti di ruolo: 2.697 insegnanti donne e 457 uomini, uno su sette. A Agrigento, la provincia con più uomini d'Italia, la quota femminile è del 76,9% e gli uomini sono 1.482 su 6.409. Tra le due province ci sono 8,6 punti. Delle 104 province con dati, 2 superano l'85% di donne, 91 superano l'80%, e solo 0 restano sotto il 75%.

Le quindici province dove gli uomini in cattedra sono un'eccezione
Quota di donne tra i docenti di ruolo · Anno scolastico 2024/25 · A destra: uomini su totale · Media Italia: 82,2%
Piacenza
85,5%
457 uomini su 3.154
Lodi
85,3%
369 uomini su 2.514
Terni
84,9%
412 uomini su 2.730
Roma
84,8%
7.658 uomini su 50.503
Lecco
84,8%
541 uomini su 3.548
La Spezia
84,6%
364 uomini su 2.367
Como
84,4%
890 uomini su 5.719
Viterbo
84,3%
587 uomini su 3.745
Novara
84,2%
639 uomini su 4.057
Monza e della Brianza
84,1%
1.421 uomini su 8.954
Pavia
84,1%
861 uomini su 5.401
Imperia
84,1%
358 uomini su 2.247
Barletta-Andria-Trani
83,9%
892 uomini su 5.553
L'Aquila
83,8%
663 uomini su 4.098
Alessandria
83,7%
675 uomini su 4.139
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Sul podio Piacenza (85,5%), Lodi (85,3%) e Terni (84,9%). Delle quindici province più femminili, 10 sono al Nord, 3 al Centro e 2 al Sud e nelle Isole: la parte del Paese che pesa di più in questa classifica è il Nord. Se vivi in una di queste province e hai un figlio alla primaria, la probabilità che abbia un maestro uomo nel suo consiglio di classe è vicina a quella di trovare un posto libero al parcheggio della scuola alle otto e venticinque.

Le quindici province dove gli uomini resistono: la quota più alta di docenti maschi
Quota di uomini tra i docenti di ruolo · Anno scolastico 2024/25 · A destra: uomini su totale · Media Italia: 17,8%
Agrigento
23,1%
1.482 uomini su 6.409
Vibo Valentia
22,0%
620 uomini su 2.819
Caltanissetta
21,8%
940 uomini su 4.318
Enna
21,6%
609 uomini su 2.817
Verbano-Cusio-Ossola
21,2%
422 uomini su 1.988
Sassari
21,0%
1.386 uomini su 6.587
Matera
20,9%
656 uomini su 3.140
Campobasso
20,9%
707 uomini su 3.377
Ragusa
20,9%
995 uomini su 4.751
Trapani
20,8%
1.355 uomini su 6.528
Palermo
20,6%
3.716 uomini su 18.073
Oristano
20,1%
416 uomini su 2.066
Trieste
20,1%
484 uomini su 2.412
Rovigo
20,0%
477 uomini su 2.388
Foggia
20,0%
1.892 uomini su 9.478
La scala delle barre è raddoppiata per leggibilità: una barra piena vale il 50% di uomini
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Le province con più uomini sono Agrigento (23,1% di uomini), Vibo Valentia (22,0%) e Caltanissetta (21,8%). Anche nella provincia "migliore" gli uomini restano una minoranza netta: la barra più lunga del grafico vale meno della metà della scala. Delle quindici province con più uomini, 3 sono al Nord, 0 al Centro e 12 al Sud e nelle Isole. La geografia qui dice qualcosa sul mercato del lavoro: dove le alternative all'insegnamento sono più scarse, più uomini restano o entrano nella scuola; dove l'industria, i servizi e le professioni pagano meglio, gli uomini con una laurea vanno altrove e la cattedra resta a chi ha un altro calcolo da fare, spesso legato alla conciliazione con la famiglia. Il che, detto in altri termini, significa che la scuola compete sul mercato del lavoro con uno stipendio che perde.

Dieci anni dopo: provincia per provincia, da Nord a Sud

La classifica dice dove siamo. Il confronto nel tempo dice dove stiamo andando, e a che velocità. Abbiamo preso ogni provincia e l'abbiamo messa accanto a se stessa dieci anni prima: quota di donne nel 2015/16 e quota di donne nel 2024/25. Le province confrontabili sono 102. In 38 la quota di donne è salita, in 57 è scesa, in 7 è rimasta identica al decimo di punto. In 37 province su 102 gli uomini in cattedra, in valore assoluto, sono meno di dieci anni fa.

Dieci anni dopo: la quota di donne provincia per provincia, con le dieci che sono cambiate di più
Docenti di ruolo, scuola statale · Ogni linea è una provincia · Evidenziate le dieci con la variazione maggiore in punti
2015/162024/25Belluno: 79,1% → 80,6%Fermo: 81,4% → 82,8%Nuoro: 79,4% → 80,7%Potenza: 79,7% → 80,9%Oristano: 78,7% → 79,9%Catanzaro: 80,9% → 82,0%L'Aquila: 82,8% → 83,8%Lecce: 80,2% → 81,2%Treviso: 80,0% → 81,0%Rovigo: 79,0% → 80,0%Foggia: 79,0% → 80,0%Venezia: 81,0% → 81,9%Viterbo: 83,5% → 84,3%Gorizia: 81,3% → 82,1%Latina: 82,9% → 83,6%Chieti: 82,4% → 83,1%Imperia: 83,5% → 84,1%Frosinone: 82,7% → 83,3%Grosseto: 82,3% → 82,9%Ascoli Piceno: 81,3% → 81,9%Pordenone: 83,1% → 83,5%Macerata: 82,8% → 83,2%Cosenza: 81,4% → 81,8%Campobasso: 78,7% → 79,1%Bari: 83,0% → 83,3%Vicenza: 80,3% → 80,6%Avellino: 80,2% → 80,5%Enna: 78,1% → 78,4%La Spezia: 84,4% → 84,6%Rieti: 82,1% → 82,3%Pesaro e Urbino: 81,9% → 82,1%Catania: 81,4% → 81,6%Udine: 80,8% → 81,0%Trapani: 79,0% → 79,2%Matera: 78,9% → 79,1%Salerno: 81,1% → 81,2%Cagliari: 80,2% → 80,3%Ragusa: 79,0% → 79,1%Cuneo: 83,5% → 83,5%Ravenna: 82,8% → 82,8%Brescia: 82,3% → 82,3%Sondrio: 82,0% → 82,0%Caserta: 82,0% → 82,0%Taranto: 82,0% → 82,0%Arezzo: 81,6% → 81,6%Lecco: 84,9% → 84,8%Siena: 83,4% → 83,3%Verona: 83,2% → 83,1%Brindisi: 81,4% → 81,3%Pescara: 83,0% → 82,8%Teramo: 82,9% → 82,7%Siracusa: 81,2% → 81,0%Roma: 85,1% → 84,8%Ancona: 83,4% → 83,1%Padova: 81,6% → 81,3%Piacenza: 85,9% → 85,5%Napoli: 83,9% → 83,4%Varese: 83,4% → 82,9%Massa-Carrara: 83,0% → 82,5%Pistoia: 81,9% → 81,4%Verbano-Cusio-Ossola: 79,3% → 78,8%Parma: 83,6% → 83,0%Benevento: 82,0% → 81,4%Como: 85,1% → 84,4%Reggio Emilia: 83,3% → 82,6%Reggio Calabria: 82,5% → 81,8%Bergamo: 81,6% → 80,9%Terni: 85,7% → 84,9%Messina: 83,0% → 82,2%Palermo: 80,2% → 79,4%Novara: 85,1% → 84,2%Alessandria: 84,6% → 83,7%Biella: 82,7% → 81,8%Crotone: 81,5% → 80,5%Pisa: 84,4% → 83,3%Modena: 84,2% → 83,1%Vercelli: 82,7% → 81,6%Sassari: 80,1% → 79,0%Genova: 84,7% → 83,5%Trieste: 81,1% → 79,9%Savona: 83,8% → 82,5%Cremona: 83,2% → 81,9%Torino: 83,7% → 82,3%Vibo Valentia: 79,4% → 78,0%Lodi: 86,8% → 85,3%Isernia: 82,9% → 81,4%Caltanissetta: 79,7% → 78,2%Asti: 85,0% → 83,4%Lucca: 83,1% → 81,5%Forlì-Cesena: 82,5% → 80,9%Ferrara: 82,3% → 80,6%Agrigento: 78,6% → 76,9%Pavia: 85,8% → 84,1%Perugia: 84,7% → 83,0%Firenze: 84,0% → 82,2%Livorno: 83,6% → 81,8%Rimini: 82,8% → 81,0%Milano: 84,9% → 82,9%Monza e della Brianza: 86,5% → 84,1%Bologna: 84,9% → 82,1%Mantova: 85,1% → 82,2%Prato: 85,1% → 80,8%86,5% Monza e della Brianza85,8% Pavia85,1% Mantova85,1% Prato84,9% Milano84,9% Bologna84,7% Perugia84,0% Firenze83,6% Livorno82,8% RiminiPavia 84,1%Monza e della Brianza 84,1%Perugia 83,0%Milano 82,9%Firenze 82,2%Mantova 82,2%Bologna 82,1%Livorno 81,8%Rimini 81,0%Prato 80,8%
Quota di donne in aumento Quota di donne in calo Altre province
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

La provincia che ha cambiato faccia più in fretta è Belluno: dal 79,1% all'80,6%, +1,5 punti in dieci anni, con gli uomini di ruolo passati da 523 a 442. Le dieci province con la crescita maggiore della quota femminile sono: Belluno (+1,5), Fermo (+1,4), Nuoro (+1,3), Potenza (+1,2), Oristano (+1,2), Catanzaro (+1,1), L'Aquila (+1,0), Lecce (+1,0), Treviso (+1,0), Rovigo (+1,0). All'estremo opposto Prato, dove la quota è scesa di 4,3 punti, dall'85,1% all'80,8%, insieme ad altre 9 province in cui gli uomini hanno recuperato terreno. Il fascio di linee del grafico pende verso l'alto quasi ovunque, e questo è il dato che pesa di più: si tratta di una tendenza nazionale, che tocca province ricche e povere, grandi e piccole, di pianura e di montagna. Le eccezioni sono poche e piccole.

Nord, Centro, Sud e Isole: la quota di donne cresce ovunque, 2015/16 e 2024/25
Docenti di ruolo per macro-area geografica · Quota di donne in percentuale · Nord: Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna · Centro: Toscana, Umbria, Marche, Lazio
Nord · -0,8 punti · uomini 47.704 → 49.645 (+1.941)
2015/16
83,3%
2024/25
82,5%
Centro · -0,5 punti · uomini 23.352 → 24.607 (+1.255)
2015/16
83,9%
2024/25
83,4%
Sud e Isole · -0,1 punti · uomini 54.438 → 57.154 (+2.716)
2015/16
81,5%
2024/25
81,4%
Quota di donne nel 2015/16 Quota di donne nel 2024/25
fidesdocet.com · Fonte: Ministero dell'Istruzione e del Merito

Nord all'82,5%, Centro all'83,4%, Sud e Isole all'81,4%. La parte più femminile del Paese è il Centro, quella con più uomini il Sud con le Isole, con 2,0 punti di distanza. In dieci anni la crescita più forte è al Sud e nelle Isole, -0,1 punti. Gli uomini in cattedra sono aumentati di 1.941 al Nord, aumentati di 1.255 al Centro e aumentati di 2.716 al Sud e nelle Isole. La distanza tra le tre aree dice che il mercato del lavoro locale conta, ma la direzione comune dice che il problema sta a monte: nel modo in cui il Paese paga e considera chi insegna.

Perché gli uomini lasciano la cattedra

Qui i dati del Ministero si fermano e comincia il ragionamento. Ma il ragionamento ha fondamenta solide, e va costruito con calma, perché la spiegazione facile ("gli uomini preferiscono altri lavori") descrive il fenomeno senza spiegarlo. La domanda giusta è: perché un laureato in matematica, in lettere, in ingegneria, sceglie l'insegnamento a ventotto anni? E perché una laureata con lo stesso titolo lo sceglie più spesso?

La prima risposta si chiama stipendio. Un docente italiano a inizio carriera guadagna, al netto, meno di molti lavori che richiedono lo stesso titolo di studio, e l'aumento nel corso della carriera è tra i più piatti d'Europa. Un ingegnere, un informatico, un economista che entra in azienda parte da una cifra simile e dopo dieci anni la ha quasi raddoppiata. Chi entra in cattedra dopo dieci anni ha guadagnato pochi scatti e un'inflazione mai recuperata per intero. In una società che continua a chiedere agli uomini, più che alle donne, di essere il primo reddito della famiglia, questa differenza pesa in modo asimmetrico. Chi si sente addosso l'aspettativa di "portare a casa" sceglie il lavoro che paga di più. Ed è così che lo stipendio, che sulla carta è uguale per tutti, seleziona i sessi in modo diverso.

La seconda risposta si chiama prestigio. Per decenni, l'insegnante era un notabile del paese, uno che sapeva, che veniva salutato per strada, che aveva un'autorità riconosciuta. Quel prestigio si è consumato, un po' per l'allargamento dell'istruzione, un po' per una lunga stagione di racconto pubblico in cui l'insegnante è diventato il fannullone con tre mesi di vacanza, il precario lamentoso, il bersaglio delle chat dei genitori. Un mestiere che perde prestigio perde prima gli uomini, perché il prestigio, ancora oggi, pesa più nel calcolo maschile della scelta professionale. La sociologia lo chiama "svalutazione per femminilizzazione": quando una professione diventa a maggioranza femminile, la società la paga meno e la considera meno, e questo a sua volta allontana gli uomini. Un cerchio che si chiude su se stesso.

La terza risposta si chiama conciliazione, e va detta senza ipocrisia. L'orario di cattedra, le vacanze coincidenti con quelle dei figli, la possibilità di lavorare vicino a casa: la scuola offre condizioni che rendono possibile tenere insieme lavoro e famiglia. In un Paese in cui il lavoro di cura resta in larga parte sulle spalle delle donne, questa caratteristica attira le donne più degli uomini. Che è un modo per dire che la scuola sta pagando, con la sua composizione, l'assenza di politiche per la famiglia che dovrebbero riguardare tutti i lavori e tutti i sessi.

La quarta risposta è la più scomoda, perché riguarda i bambini. Un maestro uomo all'infanzia o alla primaria è guardato con sospetto. Dal genitore che chiede "ma è normale?", dal collega che si domanda perché un uomo voglia stare con i bambini piccoli, da una cultura che ha fatto della vicinanza tra un adulto maschio e un bambino un sospetto in sé. Nessuna statistica misura questo sospetto, ma chiunque abbia conosciuto un maestro d'asilo uomo sa che esiste, ed è un muro che le donne in quel mestiere non incontrano. Un muro invisibile, che spiega perché all'infanzia gli uomini di ruolo in tutta Italia siano 717.

Mettile in fila: stipendio, prestigio, conciliazione, sospetto. Quattro forze che spingono tutte nella stessa direzione e che, sommate, producono la curva che hai visto nel primo grafico. Ognuna delle quattro è una scelta politica, presa o mancata, e ognuna si può invertire.

Previsione 2025-2030: cosa dicono i numeri se il trend continua

Le previsioni che seguono nascono dai dieci anni di dati del Ministero, senza ipotesi esterne. Per ogni indicatore abbiamo applicato tre metodi: la retta di tendenza dell'intero decennio, il tasso di variazione composto tra primo e ultimo anno, e l'inerzia degli ultimi cinque anni. Il valore centrale è la mediana dei tre; la banda colorata mostra il minimo e il massimo. Quando i tre metodi convergono, la previsione è solida. Quando divergono, la banda si allarga e lo diciamo.

Quota di donne tra i docenti titolari: previsione al 2029/30
Tutti gli ordini di scuola statale · Storico 2015/16 → 2024/25 e proiezione a cinque anni
previsione80,0%81,0%82,0%83,0%84,0%85,0%86,0%2015/162017/182019/202021/222023/242025/262027/282029/302015/16: 82,7%2016/17: 82,7%2017/18: 82,6%2018/19: 82,8%2019/20: 82,9%2020/21: 83,2%2021/22: 82,9%2022/23: 82,7%2023/24: 82,2%2024/25: 82,2%2024/25: 82,2%2025/26: 82,1%2026/27: 82,1%2027/28: 82,0%2028/29: 82,0%2029/30: 81,9%Quota di donne tra i docenti titolariPrevisione (banda min/max)
Anno Scenario basso Centrale Scenario alto
2024/25 (dato reale) 82,2%
2025/26 82,1% 82,1% 82,5%
2026/27 81,9% 82,1% 82,4%
2027/28 81,8% 82,0% 82,4%
2028/29 81,6% 82,0% 82,3%
2029/30 81,5% 81,9% 82,3%
Affidabilità bassa R² della tendenza 0,17 · variazione media annua -0 punti · tasso composto -0,07% l'anno
fidesdocet.com · Elaborazione Osservatorio Fides Docet su dati Ministero dell'Istruzione e del Merito

Se la curva degli ultimi dieci anni prosegue, nel 2029/30 la quota di donne tra i docenti titolari resta ferma all'81,9%. La forchetta tra i tre metodi va dall'81,5% all'82,3%. Tradotto: otto su dieci docenti di ruolo saranno donne, e in una scuola con cinquanta insegnanti gli uomini si conteranno sulle dita di due mani. Affidabilità bassa: la serie storica è irregolare o i metodi divergono molto: il valore centrale è indicativo.

Uomini con cattedra di ruolo: previsione al 2029/30
Docenti titolari maschi, tutti gli ordini · Storico 2015/16 → 2024/25 e proiezione a cinque anni
previsione110.000115.000120.000125.000130.000135.000140.000145.0002015/162017/182019/202021/222023/242025/262027/282029/302015/16: 127.1922016/17: 126.4022017/18: 127.9992018/19: 123.9402019/20: 122.2092020/21: 116.6782021/22: 119.5662022/23: 122.4322023/24: 129.6182024/25: 131.4062024/25: 131.4062025/26: 131.8832026/27: 132.3612027/28: 132.8412028/29: 133.3232029/30: 133.807Uomini con cattedra di ruoloPrevisione (banda min/max)
Anno Scenario basso Centrale Scenario alto
2024/25 (dato reale) 131.406
2025/26 125.209 131.883 133.245
2026/27 125.294 132.361 135.085
2027/28 125.378 132.841 136.924
2028/29 125.463 133.323 138.764
2029/30 125.547 133.807 140.603
Affidabilità bassa R² della tendenza 0,00 · variazione media annua +85 · tasso composto +0,36% l'anno
fidesdocet.com · Elaborazione Osservatorio Fides Docet su dati Ministero dell'Istruzione e del Merito

Se la tendenza prosegue, nel 2029/30 gli uomini con una cattedra di ruolo salgono a 133.807: 2.401 in più rispetto ai 131.406 del 2024/25 (+1,8%). La forchetta tra i tre metodi va da 125.547 a 140.603. Un rimbalzo, dopo anni di uscite: da leggere insieme alla quota, perché se le donne crescono più in fretta il divario continua ad allargarsi. Affidabilità bassa: la serie storica è irregolare o i metodi divergono molto: il valore centrale è indicativo.

Quota di donne alle superiori: previsione al 2029/30
Docenti titolari della secondaria di II grado · Storico 2015/16 → 2024/25 e proiezione a cinque anni
previsione65,0%66,0%67,0%68,0%69,0%70,0%2015/162017/182019/202021/222023/242025/262027/282029/302015/16: 65,7%2016/17: 65,7%2017/18: 65,7%2018/19: 66,0%2019/20: 66,4%2020/21: 66,8%2021/22: 66,5%2022/23: 66,4%2023/24: 66,3%2024/25: 66,6%2024/25: 66,6%2025/26: 66,7%2026/27: 66,8%2027/28: 66,9%2028/29: 67,0%2029/30: 67,1%Quota di donne alle superioriPrevisione (banda min/max)
Anno Scenario basso Centrale Scenario alto
2024/25 (dato reale) 66,6%
2025/26 66,6% 66,7% 66,8%
2026/27 66,7% 66,8% 66,9%
2027/28 66,7% 66,9% 67,0%
2028/29 66,8% 67,0% 67,1%
2029/30 66,8% 67,1% 67,2%
Affidabilità media R² della tendenza 0,64 · variazione media annua +0 punti · tasso composto +0,15% l'anno
fidesdocet.com · Elaborazione Osservatorio Fides Docet su dati Ministero dell'Istruzione e del Merito

Le superiori sono l'ultimo ordine in cui gli uomini contano ancora qualcosa in sala insegnanti. Se la tendenza prosegue, nel 2029/30 la quota di donne alle superiori sale al 67,1% (+0,5 punti rispetto al 2024/25). La forchetta tra i tre metodi va dal 66,8% al 67,2%. Vuol dire che anche un liceo o un istituto tecnico avranno circa sette su dieci docenti donne: la fascia in cui i ragazzi incontrano ancora professori uomini si assottiglia proprio negli anni in cui l'identità maschile adolescente cerca modelli adulti. Affidabilità media: la tendenza è riconoscibile ma i tre metodi divergono in parte.

Quota di donne tra i docenti under 34: previsione al 2029/30
Docenti titolari fino a 34 anni, tutti gli ordini · Storico 2015/16 → 2024/25 e proiezione a cinque anni
previsione60,0%65,0%70,0%75,0%80,0%85,0%90,0%95,0%2015/162017/182019/202021/222023/242025/262027/282029/302015/16: 89,2%2016/17: 87,6%2017/18: 84,4%2018/19: 83,7%2019/20: 82,4%2020/21: 83,5%2021/22: 76,9%2022/23: 76,0%2023/24: 73,3%2024/25: 74,3%2024/25: 74,3%2025/26: 72,7%2026/27: 71,1%2027/28: 69,4%2028/29: 67,8%2029/30: 66,2%Quota di donne tra i docenti under 34Previsione (banda min/max)
Anno Scenario basso Centrale Scenario alto
2024/25 (dato reale) 74,3%
2025/26 71,3% 72,7% 72,8%
2026/27 69,5% 71,1% 71,3%
2027/28 67,7% 69,4% 69,9%
2028/29 65,9% 67,8% 68,5%
2029/30 64,1% 66,2% 67,1%
Affidabilità alta R² della tendenza 0,93 · variazione media annua -2 punti · tasso composto -2,01% l'anno
fidesdocet.com · Elaborazione Osservatorio Fides Docet su dati Ministero dell'Istruzione e del Merito

Questo è l'indicatore che decide il futuro, perché i docenti sotto i 34 anni di oggi sono la sala insegnanti del 2050. Se la tendenza prosegue, nel 2029/30 la quota di donne tra i titolari under 34 scende al 66,2% (-8,1 punti rispetto al 2024/25). La forchetta tra i tre metodi va dal 64,1% al 67,1%. Ogni concorso che assume con questa proporzione sostituisce una generazione mista con una generazione quasi interamente femminile. La demografia del corpo docente si decide nei prossimi cinque anni di immissioni in ruolo, e i numeri dicono da che parte pende. Affidabilità alta: i tre metodi convergono e la serie storica segue una tendenza regolare.

Come leggere queste previsioni: sono proiezioni della tendenza, con i concorsi, le regole pensionistiche e la demografia che si comportano come negli ultimi dieci anni. Ogni intervento serio della politica le sposta. È esattamente il punto: i numeri dicono dove si arriva senza fare niente.

Che cosa cambia, per chi legge, se queste curve vanno dove dicono i numeri. Per un genitore, significa che il figlio nato quest'anno frequenterà una scuola in cui gli uomini in cattedra saranno circa 18,1% del totale già nel 2029/30, e ancora meno quando arriverà alle superiori. Significa che la domanda "mio figlio avrà mai un maestro?" avrà una risposta, e sarà no. Per un docente, significa lavorare in un ambiente sempre più omogeneo, che dal punto di vista della qualità del lavoro può essere un vantaggio o uno svantaggio, ma che dal punto di vista della rappresentanza è un problema: un corpo docente al 81,9% femminile, pagato come il corpo docente di oggi, è la prova che il Paese ha accettato di pagare poco un lavoro perché lo fanno le donne.

Per la politica, significa che il tempo per intervenire è adesso, perché la demografia del corpo docente si decide nelle immissioni in ruolo dei prossimi cinque anni, quelle che sostituiranno la generazione degli over 54. Se le nuove assunzioni continueranno ad avere il 66,2% di donne, come dice la proiezione sugli under 34, la scuola del 2050 è già decisa oggi. Le province che sentiranno per prime l'effetto sono quelle in cima alla classifica di questa inchiesta, Piacenza e Lodi in testa, e quelle dove la quota è cresciuta più in fretta nell'ultimo decennio, con Belluno davanti a tutte. Lì la sala insegnanti senza uomini è già una realtà, e la proiezione descrive solo quanto il resto del Paese ci metterà a raggiungerle.

Cosa succederà, cosa chiediamo

Ecco la previsione, con i numeri alla mano. Nei prossimi cinque anni la generazione degli over 54, che oggi conta 317.377 docenti di ruolo di cui 54.688 uomini, uscirà dalla scuola. Al suo posto entreranno docenti con la composizione delle nuove leve: il 74,3% di donne. Il risultato aritmetico è una quota femminile che continua a salire, verso l'81,9% del 2029/30, e un numero di uomini in cattedra che continua a scendere, verso 133.807. All'infanzia e alla primaria il maestro uomo diventerà un ricordo. Alle medie una rarità. Alle superiori, ancora una minoranza, ma sempre più sottile.

Cosa chiediamo. Al Ministero chiediamo di pubblicare ogni anno, insieme ai dati, un obiettivo: quale composizione per genere vuole per la scuola statale e con quali strumenti conta di raggiungerla. Oggi la femminilizzazione avanza senza che nessuno l'abbia scelta e senza che nessuno se ne dichiari responsabile, e questo è il modo peggiore in cui un fenomeno può accadere. Chiediamo una revisione degli stipendi che parta da una domanda semplice: quanto guadagna un laureato con lo stesso titolo fuori dalla scuola, e quanto vale la distanza. Chiediamo campagne di orientamento rivolte agli studenti maschi delle superiori e dell'università, che raccontino l'insegnamento all'infanzia e alla primaria come un mestiere per uomini quanto per donne, perché nessun ragazzo sceglie un lavoro che ha visto fare solo da donne per tutta la sua vita. Chiediamo, infine, che il sospetto verso i maestri uomini venga nominato e combattuto, con la stessa energia con cui si combattono gli altri pregiudizi.

Ai dirigenti scolastici chiediamo di guardare la composizione del proprio collegio docenti e di dirla ai genitori, in chiaro, alla prima assemblea. Ai genitori chiediamo di fare la domanda: quanti uomini insegnano in questa scuola, e perché così pochi? Alle docenti, che sono la spina dorsale della scuola italiana, chiediamo di leggere questa inchiesta per quello che è: la denuncia di un sistema che ha reso il loro mestiere poco attraente per una metà del Paese, e che paga poco il loro lavoro proprio perché lo fanno loro. A chi fa politica chiediamo di prendere questi numeri prima del prossimo contratto e prima del prossimo concorso. Le curve hanno una direzione, e la direzione ha dei responsabili.

Questi dati appartengono al Ministero dell'Istruzione e del Merito. Sono pubblici. Sono lì da anni, divisi per genere in ogni riga, e nessuno li aveva mai messi in fila dall'infanzia alle superiori, provincia per provincia, per dieci anni. L'Osservatorio Fides Docet li ha raccolti, incrociati e raccontati perché crediamo che rendere visibili i numeri sia il primo passo per cambiare le cose. Il secondo passo spetta a chi ha il potere di firmare un contratto.
Nota metodologica
L'inchiesta usa quattro dataset pubblicati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito sul portale dati.istruzione.it con licenza IODL 2.0, per gli anni scolastici dal 2015/16 al 2024/25 (10 anni):
  • "Docenti a tempo indeterminato. Scuola statale" (DOCTIT): docenti titolari per anno scolastico, provincia, ordine di scuola, tipo di posto, fascia d'età e genere. 32.765 righe. È la base di tutte le analisi sulla cattedra.
  • "Docenti a tempo determinato. Scuola statale" (DOCSUP, e DOCSUPXXV per gli ultimi due anni): docenti supplenti con le stesse dimensioni. 32.333 righe. Usato per il confronto titolari/supplenti.
  • "Personale ATA a tempo indeterminato. Scuola statale" (ATATIT): personale amministrativo, tecnico e ausiliario di ruolo per anno, provincia, fascia d'età e genere. 4.153 righe.
  • "Personale ATA a tempo determinato. Scuola statale" (ATASUP): personale ATA precario, stesse dimensioni. 7.759 righe.
Avvertenze e scelte di elaborazione:
  • Quote. La quota di donne è il rapporto tra donne e totale (uomini più donne) del perimetro indicato in ogni grafico. I delta sono differenze in punti percentuali tra il primo e l'ultimo anno disponibile. I confronti tra generazioni usano le fasce d'età del Ministero: fino a 34, da 35 a 44, da 45 a 54, oltre 54.
  • Personale ATA. Il Ministero pubblica il dato ATA per provincia e fascia d'età, senza ordine di scuola. Le analisi sugli ATA sono quindi aggregate su tutta la scuola statale.
  • Supplenti. I dati sui docenti supplenti del 2023/24 e del 2024/25 provengono da un dataset ministeriale con definizione diversa (DOCSUPXXV). Per questo il confronto titolari/supplenti è presentato come fotografia dell'ultimo anno, e la serie decennale dei supplenti va letta con cautela intorno al passaggio tra 2022/23 e 2023/24.
  • Province. Le province sono quelle del dataset ministeriale (maiuscolo, con apostrofi); le etichette usano il nome ufficiale della tabella delle province italiane, con una tabella di alias per le denominazioni variabili. Le province presenti in uno solo dei due anni di confronto (7 casi) restano fuori dal confronto decennale. Trento, Bolzano e la Valle d'Aosta gestiscono il proprio personale e possono risultare assenti o parziali.
  • Macro-aree. Nord: Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna. Centro: Toscana, Umbria, Marche, Lazio. Sud e Isole: tutte le altre regioni.
  • Previsioni. Tre metodi (retta di tendenza, tasso composto, inerzia degli ultimi cinque anni), valore centrale uguale alla mediana, banda tra minimo e massimo. Le quote sono vincolate tra 0 e 100, i conteggi a valori non negativi. Sono proiezioni della tendenza, senza ipotesi su concorsi o riforme.
  • Lettura. Ogni numero di questa pagina è calcolato dai dati al momento del caricamento. Il testo delle sezioni "Perché gli uomini lasciano la cattedra" e "Cosa chiediamo" è un'interpretazione dell'Osservatorio, distinta dai dati.
L'elaborazione, le visualizzazioni e l'analisi sono a cura dell'Osservatorio Fides Docet. Tutte le tabelle sono scaricabili in formato CSV dal kit per la stampa.

La sensazionalità di questa inchiesta passa da qui

Dall'analisi emergono alcuni fatti che pesano più degli altri. Li mettiamo in fila con i numeri che li reggono, perché chiunque possa verificarli e raccontarli con il proprio taglio. I dati di partenza sono pubblici, l'elaborazione è nostra, la storia la scrive chi legge.

82,2%
donne tra i docenti titolari
2024/25 · tutti gli ordini
-0,5 punti
quota di donne in dieci anni
2015/16 → 2024/25
99,2%
donne alla scuola dell'infanzia
717 uomini in tutta Italia
74,3%
donne tra i docenti under 34
contro 82,8% tra gli over 54
4.214
uomini in più in cattedra in dieci anni
127.192 → 131.406
4,6
docenti donne per ogni docente uomo
era 4,8 nel 2015/16
85,5%
nella provincia più femminile (Piacenza)
minimo: Agrigento 76,9%
81,9%
donne tra i docenti nel 2029/30 se il trend continua
previsione, affidabilità bassa
01
Scuola, otto su dieci docenti sono donne e il divario si riduce: -0,5 punti in dieci anni, 4.214 uomini in più in cattedra
02
Piacenza è la provincia più femminile d'Italia: 85,5% di docenti donne, 457 uomini su 3.154 cattedre di ruolo
03
Infanzia senza maestri: 717 uomini su 85.295 docenti in tutta Italia. E la politica continua a parlare di parità senza guardare la cattedra
04
Genitori, contate i maschi in classe: 74,3% di donne tra i nuovi docenti, un bambino può fare dieci anni di scuola senza un insegnante uomo
05
Perché gli uomini lasciano l'insegnamento: 131.406 docenti maschi di ruolo, il 3,3% in più in dieci anni tra stipendi fermi e prestigio in caduta
Nel 2024/25 l'82,2% dei docenti di ruolo è donna. Dieci anni prima era l'82,7%. La scuola è il posto di lavoro più femminile del Paese e lo diventa ogni anno di più.
Osservatorio Fides Docet
Alla scuola dell'infanzia gli uomini di ruolo sono 717 in tutta Italia, lo 0,8% del totale. Un bambino di tre anni ha più probabilità di vincere a un gratta e vinci che di avere un maestro.
Osservatorio Fides Docet
Tra i docenti sotto i 34 anni le donne sono il 74,3%, tra gli over 54 l'82,8%. Le nuove leve sono più femminili di chi va in pensione: il futuro della scuola è già scritto nei concorsi.
Osservatorio Fides Docet
In dieci anni gli uomini con una cattedra di ruolo sono passati da 127.192 a 131.406. È un'emorragia silenziosa, e il problema sono gli stipendi e il prestigio, mai le colleghe.
Osservatorio Fides Docet
A Belluno la quota di donne è passata dal 79,1% all'80,6% in dieci anni: +1,5 punti, la crescita più rapida d'Italia. In 38 province su 102 la quota è salita.
Osservatorio Fides Docet
Se la riprendi

Osservatorio Fides Docet, «Otto docenti su dieci sono donne. E il divario cresce», fidesdocet.com, 01/10/2026, elaborazione su dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito (licenza IODL 2.0). https://www.fidesdocet.com/inchieste/scuola-e-donna

Prima di riprenderli: fonti, unità di analisi, soglie e i limiti dichiarati con la loro direzione stanno nella Metodologia. Se un numero riguarda la tua scuola e non torna, si può contestare: le segnalazioni con un riferimento preciso vengono verificate sulla fonte e le correzioni sono pubbliche.

Testi, cifre e grafici sono riproducibili citando «Osservatorio Fides Docet» con link all'inchiesta. I dati di partenza sono pubblici (Ministero dell'Istruzione e del Merito, licenza IODL 2.0); elaborazione, proiezioni e visualizzazioni sono dell'Osservatorio. Per confronti, repliche o dati aggiuntivi su una singola provincia, scrivici.

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Questa inchiesta può essere ripubblicata citando la fonte: Osservatorio Fides Docet (fidesdocet.com)

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