Il ricambio impossibile: la mappa delle province che resteranno senza docenti
A Siracusa per ogni docente sotto i 34 anni ce ne sono 29,3 sopra i 54. Nelle quindici province messe peggio usciranno circa 38.033 insegnanti in cinque anni, e i giovani già in ruolo pronti a sostituirli sono 2.736. Il vuoto ha un indirizzo preciso. La politica continua a spedire le risposte alla casella sbagliata.
Abbiamo incrociato 10 anni di dati ufficiali del Ministero dell'Istruzione e del Merito, dal 2015/16 al 2024/25: 32.765 righe sui docenti a tempo indeterminato e 60.298 righe sugli studenti della scuola statale, provincia per provincia. Per ciascuna delle 104 province abbiamo contato chi uscirà (i docenti over 54), chi c'è per sostituirli (gli under 34) e quanti studenti dovranno essere seguiti. Poi abbiamo confrontato ogni provincia con se stessa dieci anni prima. Questa è la mappa del ricambio impossibile.
La mappa: dove il ricambio è già impossibile
Chiudi gli occhi e immagina una sala insegnanti a Siracusa. La macchinetta del caffè, le circolari appese con lo scotch, il registro elettronico che si blocca alle otto e dieci. Adesso conta le teste. Su 5.239 docenti titolari della provincia, 2.722 hanno superato i 54 anni: uno su due. I colleghi sotto i 34 anni sono 93. Per ogni giovane in cattedra ci sono 29,3 insegnanti che guardano il calendario della pensione.
Nell'inchiesta sulla bomba demografica abbiamo raccontato il dato nazionale: su tutti gli ordini di scuola, infanzia compresa, il 42,9% dei titolari ha più di 54 anni. Qui cambiamo scala. Scendiamo sul territorio, provincia per provincia, e lasciamo fuori la scuola dell'infanzia per una ragione pratica che trovi nella nota metodologica: il dataset del Ministero sugli studenti per anno di corso la ignora, e per incrociare docenti e studenti servono gli stessi confini. Il perimetro di questa inchiesta è quindi la scuola primaria, la secondaria di primo grado e la secondaria di secondo grado: 654.286 docenti titolari nel 2024/25, dei quali 277.493 over 54 e 39.269 under 34. Il rapporto nazionale è di 7,1 anziani per ogni giovane.
La media nazionale è una coperta corta: copre la testa e lascia scoperti i piedi. Sotto la coperta c'è una geografia fatta di picchi e di voragini, e le voragini hanno un nome.
Leggi il grafico dall'alto. Siracusa apre la classifica con 29,3 anziani per ogni giovane. Seguono Messina con 29,1 e Catania con 27,6. In 38 province su 104 il rapporto raggiunge o supera 10 a uno: per ogni docente giovane ce ne sono almeno 10 che usciranno nel giro di pochi anni. In 15 province un docente su due ha già passato i 54 anni.
Cosa vuol dire per te, se abiti in una di queste province. Vuol dire che la scuola di tuo figlio ha davanti un decennio di cattedre che si svuotano più in fretta di quanto i concorsi riescano a riempirle. Vuol dire supplenti a settembre, supplenti a novembre, supplenti a febbraio. Vuol dire che la maestra che ha accolto tuo figlio in prima sarà quasi certamente in pensione quando lui arriverà in quinta, e che la continuità didattica, quella parola che i dirigenti pronunciano con solennità nelle riunioni di inizio anno, diventerà un ricordo da nonni.
E dall'altra parte della classifica? Ecco le dieci province con il rapporto più equilibrato d'Italia.
Modena è la provincia più equilibrata d'Italia, con 2,8 over 54 per ogni under 34. Rileggi la frase: anche nel posto migliore, per ogni giovane ci sono 2,8 colleghi prossimi all'uscita. Il primo della classe ha comunque la piramide a testa in giù. Tra Modena e Siracusa la distanza è enorme, il rapporto è 10,5 volte più alto, ma il punto in cui un sistema si rigenera da solo, tanti entrano quanti escono, sta a un rapporto vicino a uno. Nessuna provincia italiana ci si avvicina. La classifica misura la profondità del buco, e il buco è ovunque.
Dieci anni dopo: chi è peggiorato, chi ha tenuto
Una fotografia racconta un istante. Il film racconta la direzione. Abbiamo quindi ricostruito lo stesso rapporto, nello stesso perimetro, per l'anno scolastico 2015/16, e lo abbiamo confrontato con il 2024/25 provincia per provincia. Il confronto riguarda le 102 province presenti in entrambi gli anni con lo stesso nome.
Il risultato nazionale prima di tutto. Il rapporto tra over 54 e under 34 è passato da 13,7 a 7,1 in dieci anni, con un miglioramento di 6,6 punti. Sulle 102 province confrontate, 4 hanno visto salire il rapporto, 98 lo hanno ridotto e nessuna è rimasta ferma. Ecco chi ha perso più terreno.
Siracusa è la provincia che ha perso più terreno. Dieci anni fa il rapporto era 21,9, oggi è 29,3: un salto di 7,4 punti. Nel 2015/16 i docenti under 34 in provincia erano 92; nel 2024/25 sono 93. Nello stesso periodo gli over 54 sono passati da 2.013 a 2.722. Il meccanismo è quello di una vasca con due rubinetti: quello dell'ingresso gocciola, quello dello scarico è spalancato, e il livello scende.
Un dettaglio che vale come avvertenza di lettura. La quota di over 54 a Siracusa è cambiata di +12,7 punti percentuali, da 39,3% a 52,0%. Il rapporto corre molto più in fretta della quota, perché al denominatore ci sono i giovani, e quando i giovani sono pochi ogni piccola perdita fa esplodere il quoziente. È la matematica dei numeri piccoli, ed è la stessa che spiega perché la crisi, quando arriva, arriva di colpo: per anni il rapporto sale piano, poi bastano due concorsi saltati e la curva si impenna.
Sul fronte opposto, Matera è la provincia con l'andamento migliore: da 52,6 a 15,1. Ha ridotto lo squilibrio di 37,5 punti, con i docenti under 34 passati da 23 a 88. Le province che hanno davvero abbassato il rapporto in dieci anni sono 98 su 102.
Attenzione a un'illusione ottica. Una provincia può migliorare il rapporto senza assumere un solo giovane: basta che gli over 54 vadano in pensione, che la cattedra resti vuota e venga coperta con un supplente annuale. Il titolare anziano sparisce dal numeratore, il precario resta fuori dal denominatore, e il rapporto scende. Un miglioramento di facciata, come una casa a cui hanno tolto il tetto per ridurre il peso sulle fondamenta. Per questo, nella sezione successiva, guardiamo i numeri assoluti dei giovani in ruolo, che sono il termometro vero.
Il rubinetto chiuso: i giovani che spariscono, da Nord a Sud
Nel 2015/16 i docenti titolari sotto i 34 anni, in primaria e secondaria, erano 17.989. Nel 2024/25 sono 39.269: in crescita del 118,3% in dieci anni. Nello stesso periodo l'organico complessivo dei titolari è salito dell'1,3%, da 645.806 a 654.286. Metti i due numeri uno accanto all'altro e capisci dove sta il problema: il sistema ha mantenuto o allargato il corpo docente, ma la fascia dei giovani ha seguito un ritmo diverso dal resto. Oggi gli under 34 pesano il 6,0% dell'organico: uno su 17.
La serie ha il suo punto più alto nel 2024/25, con 39.269 docenti under 34, e il punto più basso nel 2020/21, con 13.883. Tra i due estremi ballano 25.386 insegnanti giovani. Gli anni in cui la barra si allunga coincidono con le tornate di immissioni in ruolo; gli anni in cui si accorcia sono quelli in cui i neoassunti hanno compiuto 35 anni ed escono dalla fascia senza che nessuno entri a rimpiazzarli. La fascia under 34 è una sala d'attesa con una porta girevole: ci si passa, ma nessuno ci resta.
Perché entrano così pochi giovani? Perché il percorso per arrivare a una cattedra a tempo indeterminato in Italia dura quanto una laurea magistrale e un dottorato messi insieme. Laurea, abilitazione, anni di supplenze a chiamata, un concorso che si bandisce quando capita, graduatorie che scorrono con la lentezza di un ghiacciaio. Quando arrivi al ruolo hai una casa, dei figli e parecchi capelli grigi. Il sistema ha messo la porta d'ingresso a metà del corridoio, e poi si stupisce che chi entra sia già a metà della carriera.
Adesso la geografia. Abbiamo aggregato le province in tre macro-aree seguendo la ripartizione classica: il Nord dal Piemonte all'Emilia-Romagna, il Centro con Toscana, Umbria, Marche e Lazio, il Sud e le Isole con tutte le altre regioni.
Il Nord aveva 10.363 docenti under 34 nel 2015/16 e ne ha 22.780 nel 2024/25 (+119,8%). Il Centro passa da 3.743 a 8.069 (+115,6%). Il Sud e le Isole da 3.765 a 8.420 (+123,6%). Sul totale dei titolari di ciascuna area, i giovani pesano oggi l'8,9% al Nord, il 6,2% al Centro e il 3,1% al Sud. Il rapporto anziani su giovani vale 4,1 al Nord, 6,6 al Centro e 15,5 al Sud. L'area che ha perso di più in termini relativi è il Centro, con un +115,6%.
Il dettaglio geografico smonta un luogo comune resistente: quello del Sud pieno di giovani precari in attesa e del Nord che assume a pieno ritmo. I titolari giovani mancano ovunque, e la caduta è un fenomeno nazionale. Il Nord ha in più un problema tutto suo, che i dati sul ruolo raccontano solo in parte: molte cattedre assegnate per concorso vanno a docenti che vivono a mille chilometri di distanza, che accettano perché il ruolo vale la fatica, e che chiedono il trasferimento verso casa al primo giro utile. La cattedra al Nord resta coperta sulla carta; nella realtà la conosce un supplente diverso ogni anno.
Quanti studenti per ogni docente
Fin qui abbiamo contato gli insegnanti. Ora mettiamo di fronte a loro gli studenti, perché un docente che va in pensione in una provincia dove le classi si svuotano è una cosa, in una provincia dove le classi restano piene è un'altra. La stessa pensione, due effetti opposti.
Abbiamo preso il dataset del Ministero sugli studenti per anno di corso e fascia di età della scuola statale, sommato tutti gli alunni di primaria, medie e superiori per provincia, e li abbiamo divisi per i docenti titolari dello stesso perimetro. Nel 2024/25 risultano 6.087.552 studenti e 640.596 docenti titolari nelle 100 province in cui l'incrocio è possibile: 9,5 studenti per ogni docente titolare, a livello nazionale.
Un chiarimento prima del grafico. Questo rapporto è diverso dal numero di alunni per classe e dal rapporto alunni per docente che il Ministero usa per calcolare gli organici, perché conta soltanto i titolari, lascia fuori i supplenti, e mette insieme ordini di scuola con cattedre molto diverse fra loro. Serve a confrontare le province fra loro. Per misurare l'affollamento delle aule esistono altri indicatori.
Ascoli Piceno guida la classifica con 16,6 studenti per ogni docente titolare: 39.851 alunni e 2.406 insegnanti di ruolo. In questa provincia il 41,3% dei titolari ha più di 54 anni. Nelle province dove ogni titolare copre più studenti, ogni pensionamento pesa di più: il buco in organico si spalma su più ragazzi, più classi, più famiglie. È la differenza tra un rubinetto che perde in un secchio e uno che perde in una piscina: il livello scende lo stesso, ma il secchio si svuota prima.
Enna sta all'estremo opposto, con 6,8 studenti per titolare. In fondo alla classifica trovi spesso province di montagna e di aree interne, con scuole piccole, pluriclassi, organici che il Ministero mantiene per garantire un presidio nei paesi. Qui il ricambio pesa in modo diverso: i numeri assoluti sono contenuti, e basta un concorso andato bene per cambiare la posizione in classifica. La fragilità però è identica, perché in una scuola con quattro docenti la pensione di uno vale un quarto dell'organico, e il supplente che arriva da fuori spesso riparte alla prima occasione.
Due emorragie: studenti e docenti in dieci anni
Adesso il film dei dieci anni con entrambe le grandezze insieme. Gli studenti della scuola statale, primaria e secondaria, erano 6.711.401 nel 2015/16 e sono 6.172.717 nel 2024/25: in calo dell'8,0%. I docenti titolari dello stesso perimetro erano 645.806 e sono 654.286: in crescita dell'1,3%. Per confrontare due grandezze così diverse le abbiamo messe sulla stessa base: 2015/16 uguale a cento per entrambe.
Nel 2024/25 gli studenti sono a quota 92,0 rispetto a cento nel 2015/16; i docenti titolari a quota 101,3. Le due curve divergono: gli alunni scendono, l'organico di ruolo tiene o cresce. Il risultato aritmetico è che il numero di studenti per titolare è passato da 10,4 a 9,4.
Qualcuno leggerà questo grafico e dirà: il problema si risolve da solo. Meno studenti, quindi servono meno docenti, quindi il pensionamento di massa arriva al momento giusto e il bilancio ringrazia. È il ragionamento del ragioniere che chiude i reparti dell'ospedale perché i pazienti sono diminuiti in media, senza guardare in quale reparto. La demografia degli studenti cala in modo diseguale: nelle aree interne e in molte province del Sud le classi si svuotano davvero, nelle cinture metropolitane e in alcune città tengono o crescono. Applicare una media nazionale a un territorio significa tagliare dove servirebbe assumere e tenere organici dove le classi si chiudono. La sezione successiva mostra esattamente dove succede.
Questo grafico è la sintesi delle due emorragie. Se la linea scende, i titolari crescono più in fretta degli studenti oppure gli studenti calano più in fretta dei titolari; se sale, succede il contrario. Un genitore lo legge così: quando la linea scende, in media, il figlio ha più probabilità di trovare un docente di ruolo in cattedra. In media. E la media, lo abbiamo visto, è la coperta corta.
La doppia crisi: le province dove i docenti mancheranno davvero
Ecco l'incrocio che dà il titolo a questa inchiesta. Per ogni provincia abbiamo messo su un asse la variazione degli studenti tra il 2015/16 e il 2024/25, e sull'altro la quota di docenti over 54 nel 2024/25. Due soglie, entrambe nazionali e calcolate sugli stessi dati: la quota italiana di over 54, pari al 42,4%, e la variazione nazionale degli studenti, pari al -8,0%. Ne escono quattro famiglie di province, per un totale di 98 province in cui l'incrocio è possibile.
La ciambella dice una cosa che il dibattito pubblico ignora: 43 province su 98 hanno un corpo docente più vecchio della media nazionale, e in 10 di queste gli studenti restano. Sono le province in cui il calo demografico, l'anestetico con cui la politica addormenta il problema, agisce meno. Le altre 55 province hanno docenti meno anziani della media, il che nella scuola italiana vuol dire comunque una piramide capovolta, solo un po' meno inclinata.
Il gruppo A è quello che fa più rumore e meno paura ai ragionieri. Salerno, per esempio, ha il 52,7% di titolari over 54 e ha perso il 12,4% degli studenti in dieci anni, da 139.826 a 122.475. Lì il pensionamento di massa incontra classi che si chiudono da sole, e il problema si sgonfia in modo drammatico: meno bambini, meno sezioni, meno cattedre da coprire. Un paese che perde scuole perde anche il motivo per cui una famiglia giovane dovrebbe restarci, e il cerchio si chiude.
Il gruppo B è il cuore di questa inchiesta: 10 province dove i docenti sono più vecchi della media nazionale e gli studenti calano meno della media o addirittura crescono. Lì la matematica ha una sola soluzione, assumere, e nessuna scappatoia. In queste province studiano oggi 349.121 ragazzi, seguiti da un corpo docente in cui 17.462 titolari hanno già passato i 54 anni.
Prendi L'Aquila. Quota di over 54 al 50,2%, studenti passati da 31.011 a 29.798 in dieci anni (-3,9%). Gli under 34 in ruolo sono 111, contro 1.794 over 54: 16,2 a uno. Se sei un genitore di L'Aquila, questo è il paragrafo che ti riguarda. La scappatoia usata altrove, chiudere classi perché mancano i bambini, qui resta chiusa: i bambini ci sono. Le cattedre andranno coperte, e l'unico strumento che copre una cattedra in fretta è la supplenza. Preparati a conoscere molti nomi nuovi sulle circolari.
Il gruppo C, con 11 province, ha docenti meno anziani della media e studenti in calo più della media. Milano ne è l'esempio più netto: studenti -24,1% e quota di over 54 al 33,5%. Qui la pressione è più bassa, ma il rischio è un altro: organici tagliati sulle classi che chiudono, giovani docenti che perdono la sede e ripartono. Il gruppo D, con 44 province, è la parte d'Italia in condizioni più gestibili: Como ha studenti -7,9% e over 54 al 36,3%. Gestibile è una parola relativa: anche qui il rapporto anziani su giovani vale 3,9 a uno.
Le quattro famiglie meritano quattro politiche diverse. Il Ministero ne applica una sola, la stessa per tutti, decisa a Roma con un decreto sugli organici che guarda la media nazionale. È come regolare il riscaldamento di un condominio con un termostato unico nell'appartamento del custode: qualcuno bolle, qualcuno gela, e la bolletta la pagano tutti.
Chi esce e chi resta: la proiezione a cinque anni
Facciamo un esercizio dichiarato, con un'ipotesi scritta in chiaro. Supponiamo che nei prossimi cinque anni esca dal sistema una quota pari al 67% degli attuali over 54, cioè due su tre: chi è più vicino ai limiti di età esce per legge, gli altri con le finestre ordinarie o con le uscite anticipate. È un'ipotesi prudente, che lascia in cattedra un terzo di chi ha già superato i 54 anni. Chi conosce le sale insegnanti sa che la realtà tende a correre più veloce.
A livello nazionale, nel perimetro di questa inchiesta, l'ipotesi significa 184.995 uscite in cinque anni, pari al 28,3% dell'organico di ruolo: più di uno su quattro. I docenti under 34 oggi in ruolo sono 39.269 e coprono il 21,2% delle uscite. Il buco è di 145.726 insegnanti, da colmare con concorsi, immissioni in ruolo dalle graduatorie e, nel frattempo, supplenze. Su tutti gli ordini di scuola, infanzia compresa, le uscite nella stessa ipotesi salgono a 211.585.
Siracusa: 1.815 docenti in uscita, 93 under 34 in ruolo, un buco di 1.722 insegnanti su un organico di 5.239. Vuol dire che in cinque anni esce il 34,6% del corpo docente di ruolo della provincia: uno su tre. Nelle quindici province peggiori messe insieme escono 38.033 docenti e i giovani in ruolo sono 2.736: la copertura è del 7,2%. Per ogni dieci cattedre che si liberano, ci sono 0,7 docenti under 34 già dentro il sistema.
Chi li sostituirà? In parte i concorsi in corso e le graduatorie. Ma un concorso nazionale assegna le cattedre dove ci sono i posti, e i posti stanno dove i pensionamenti sono più numerosi. I neoassunti arrivano, firmano, chiedono il trasferimento verso casa al primo giro utile, e il vuoto si sposta di qualche centinaio di chilometri come una bolla d'aria sotto la carta da parati. La spingi da una parte e riappare dall'altra. Un piano di reclutamento che ignora la geografia è un piano che riempie le cattedre sulla carta e le svuota nella realtà.
C'è poi una parte del ricambio che i dati sui titolari lasciano fuori: i supplenti che ogni anno tengono in piedi le scuole. Il Ministero pubblica anche quei numeri, e li abbiamo raccontati nell'inchiesta sulla bomba demografica. Qui basta un'osservazione: dove il buco tra chi esce e chi entra è più largo, la supplenza smette di essere un'eccezione e diventa la forma ordinaria del lavoro docente. Con tutto quello che comporta per la continuità, per la programmazione, per il rapporto con le famiglie.
Il sostegno nelle province peggiori
Il sostegno è l'area in cui il ricambio ha un costo umano immediato. Un docente di sostegno che va in pensione lascia un alunno con disabilità davanti a un adulto nuovo, che deve ricominciare da zero a costruire la relazione, a capire come funziona quel bambino, a coordinarsi con la famiglia e con i terapisti. Un anno di lavoro, e a settembre spesso si ricomincia. Nel perimetro nazionale i titolari di sostegno sono 101.308, il 15,5% di tutti i titolari, e il 28,9% di loro ha più di 54 anni. Gli under 34 sul sostegno sono il 9,6%.
A Siracusa il 48,9% dei titolari di sostegno ha più di 54 anni: 497 docenti su 1.016, uno su due. Sui posti comuni della stessa provincia la quota è del 52,0%. Gli under 34 sul sostegno sono 12. Il sostegno qui ha un'età media più bassa rispetto al resto dell'organico, e la ragione è nota: molti posti di sostegno vengono coperti da docenti entrati di recente, spesso senza specializzazione, che passano al posto comune appena possono.
Il paradosso del sostegno è che il ricambio, quando arriva, arriva senza formazione. I posti liberati dai pensionamenti vengono coperti in larga parte da supplenti privi di specializzazione, perché i corsi di specializzazione producono meno docenti di quanti ne servano e perché il posto di sostegno, per molti, è una porta di servizio verso il posto comune. Il risultato è un doppio buco: si perde chi sapeva fare il lavoro e si assume chi lo sta imparando sulle spalle di un bambino. Nelle province della crisi certa, quelle del gruppo B, questo meccanismo agisce con più forza, perché lì le classi restano piene e le certificazioni continuano a crescere.
Previsione 2025-2030: cosa dicono i numeri se il trend continua
Le previsioni che seguono nascono dai dieci anni di dati del Ministero, senza ipotesi esterne. Per ogni indicatore abbiamo applicato tre metodi: la retta di tendenza dell'intero decennio, il tasso di variazione composto tra primo e ultimo anno, e l'inerzia degli ultimi cinque anni. Il valore centrale è la mediana dei tre; la banda colorata mostra il minimo e il massimo. Quando i tre metodi convergono, la previsione è solida. Quando divergono, la banda si allarga e lo diciamo.
| Anno | Scenario basso | Centrale | Scenario alto |
|---|---|---|---|
| 2024/25 (dato reale) | 6.172.717 | ||
| 2025/26 | 6.093.626 | 6.115.598 | 6.160.394 |
| 2026/27 | 6.014.535 | 6.059.008 | 6.098.793 |
| 2027/28 | 5.935.443 | 6.002.941 | 6.037.193 |
| 2028/29 | 5.856.352 | 5.947.393 | 5.975.592 |
| 2029/30 | 5.777.261 | 5.892.360 | 5.913.991 |
Se la curva degli ultimi dieci anni prosegue, nel 2029/30 gli studenti della scuola statale, primaria e secondaria, scendono a 5.892.360: 280.357 alunni in meno rispetto al 2024/25 (-4,5%). La forchetta tra i tre metodi va da 5.777.261 a 5.913.991. Per capire la scala: è come svuotare tutte le scuole della provincia di Milano, che oggi conta 307.040 studenti. Affidabilità alta: i tre metodi convergono e la serie storica segue una tendenza regolare.
| Anno | Scenario basso | Centrale | Scenario alto |
|---|---|---|---|
| 2024/25 (dato reale) | 654.286 | ||
| 2025/26 | 630.862 | 655.235 | 659.099 |
| 2026/27 | 630.117 | 656.186 | 663.912 |
| 2027/28 | 629.373 | 657.137 | 668.725 |
| 2028/29 | 628.628 | 658.091 | 673.538 |
| 2029/30 | 627.883 | 659.045 | 678.351 |
Se la tendenza prosegue, nel 2029/30 l'organico dei docenti titolari di primaria e secondaria resta fermo a 659.045. La forchetta tra i tre metodi va da 627.883 a 678.351. Attenzione alla lettura: questa curva conta le cattedre di ruolo che esisteranno, mentre i pensionamenti raccontano chi le occuperà. Affidabilità bassa: la serie storica è irregolare o i metodi divergono molto: il valore centrale è indicativo.
| Anno | Scenario basso | Centrale | Scenario alto |
|---|---|---|---|
| 2024/25 (dato reale) | 39.269 | ||
| 2025/26 | 34.548 | 42.827 | 43.741 |
| 2026/27 | 36.791 | 46.708 | 48.213 |
| 2027/28 | 39.034 | 50.941 | 52.685 |
| 2028/29 | 41.278 | 55.557 | 57.157 |
| 2029/30 | 43.521 | 60.591 | 61.629 |
Se la tendenza prosegue, nel 2029/30 i docenti titolari sotto i 34 anni salgono a 60.591 (+54,3% rispetto ai 39.269 del 2024/25). La forchetta tra i tre metodi va da 43.521 a 61.629. Messi accanto alle 184.995 uscite stimate nello stesso periodo, coprirebbero il 32,8% del fabbisogno: il rubinetto dei giovani resta un filo, e la vasca si svuota da sotto. Affidabilità bassa: la serie storica è irregolare o i metodi divergono molto: il valore centrale è indicativo.
| Anno | Scenario basso | Centrale | Scenario alto |
|---|---|---|---|
| 2024/25 (dato reale) | 9 | ||
| 2025/26 | 9 | 9 | 10 |
| 2026/27 | 9 | 9 | 10 |
| 2027/28 | 9 | 9 | 10 |
| 2028/29 | 9 | 9 | 10 |
| 2029/30 | 8 | 9 | 9 |
Se la tendenza prosegue, nel 2029/30 il rapporto scende a 8,9 studenti per ogni docente titolare, contro 9,4 nel 2024/25. La forchetta tra i tre metodi va da 8,4 a 9,4. Sulla carta è una buona notizia: meno alunni per ogni docente di ruolo. Nella pratica il numero misura le cattedre che esistono, mentre l'età dei titolari decide chi ci sarà dentro: un rapporto che scende con metà dei docenti in uscita è un'aula con la sedia della cattedra vuota. Affidabilità bassa: la serie storica è irregolare o i metodi divergono molto: il valore centrale è indicativo.
Come leggere queste previsioni: sono proiezioni della tendenza, con i concorsi, le regole pensionistiche e la demografia che si comportano come negli ultimi dieci anni. Ogni intervento serio della politica le sposta. È esattamente il punto: i numeri dicono dove si arriva senza fare niente.
Le quattro curve raccontano la stessa storia da quattro angoli. Gli studenti scendono verso quota 5.892.360 nel 2029/30, i docenti di ruolo restano fermi verso 659.045. I giovani in ruolo, quelli che dovrebbero raccogliere il testimone, arrivano a 60.591: qualcosa in più di oggi, ma sempre una frazione delle uscite. Il punto per un genitore è semplice: la previsione descrive un sistema che continua a fare quello che ha fatto negli ultimi dieci anni, e negli ultimi dieci anni il sistema ha lasciato invecchiare le sale insegnanti aspettando che il calo delle nascite chiudesse le classi al posto suo.
Chi lo sentirà per primo? Le province della crisi certa, dove gli studenti restano e le cattedre vanno coperte: L'Aquila, Ragusa, Frosinone, Imperia, Pescara, Latina, Terni, Viterbo, Teramo, Savona. Subito dopo, le province con il rapporto anziani su giovani più alto, Siracusa, Messina e Catania, dove la curva nazionale degli under 34 vale ancora meno, perché lì i giovani in ruolo sono già oggi una manciata (93 a Siracusa). In queste province ogni anno di previsione è un anno di supplenze in più, e la banda di incertezza del grafico si traduce in una cosa sola: il numero di volte in cui tuo figlio cambierà insegnante prima della fine del ciclo.
Per i docenti la lettura è speculare. Il rapporto studenti per titolare scende a 8,9, ma questo numero conta le cattedre, mentre chi resta in classe deve reggere il peso dei colleghi che escono: 184.995 uscite stimate in cinque anni, coperte per il 21,2% da colleghi under 34 già in ruolo. Per la politica, infine, la previsione è una scadenza: ogni anno senza un piano di reclutamento per provincia sposta la linea tratteggiata un po' più in basso, e le linee tratteggiate, a differenza dei decreti, si muovono da sole.
Cosa succederà, cosa chiediamo
Ecco la previsione, con i numeri di questa inchiesta alla mano. Nei prossimi cinque anni, se esce dal sistema il 67% degli attuali over 54, la scuola primaria e secondaria statale perderà circa 184.995 docenti di ruolo. Il ricambio interno, i giovani già in cattedra, copre il 21,2% di queste uscite. Il resto arriverà dai concorsi, se i concorsi arrivano, e nel frattempo dalle supplenze. Nelle 10 province del gruppo B la pressione sarà massima, perché gli studenti restano e le classi restano. A Siracusa, la provincia con il rapporto peggiore d'Italia, la sala insegnanti del 2024/25 avrà cambiato volto entro la fine del decennio.
Cosa chiediamo. Al Ministero chiediamo un piano di reclutamento che legga la mappa: fabbisogni calcolati per provincia, con l'età dei docenti e la demografia degli studenti incrociate come abbiamo fatto qui, e pubblicati ogni anno. Chiediamo concorsi su base regionale, con una permanenza minima nella sede di prima assegnazione che sia vincolante per davvero, perché una cattedra assegnata e abbandonata dopo un anno vale quanto una cattedra vuota. Chiediamo che le immissioni in ruolo sul sostegno passino da corsi di specializzazione dimensionati sui numeri delle province, e che il posto di sostegno smetta di essere una scala di servizio. Chiediamo, infine, che il calo degli studenti venga usato per ridurre gli alunni per classe dove le classi sono affollate, e per tenere aperte le scuole dei paesi dove le classi si svuotano, invece che come scusa per tagliare organici in modo uniforme.
Ai dirigenti scolastici delle province del gruppo A e del gruppo B chiediamo di dire ai genitori, in chiaro, quante cattedre della loro scuola cambieranno titolare nei prossimi anni. Il dato lo hanno. Ai genitori chiediamo di fare la domanda, alla prima assemblea di classe: quanti docenti di questa scuola andranno in pensione entro cinque anni, e con chi li sostituirete? La risposta, o il silenzio, dice molto. A chi fa politica chiediamo di leggere questa mappa prima del prossimo decreto sugli organici. Le province della crisi certa hanno un nome, sono elencate qui sopra, e la responsabilità di chi decide di ignorarle ha anch'essa un nome.
Questi dati appartengono al Ministero dell'Istruzione e del Merito. Sono pubblici. Sono lì da anni, in due dataset separati che nessuno aveva mai messo uno accanto all'altro provincia per provincia. L'Osservatorio Fides Docet li ha raccolti, normalizzati, incrociati e raccontati perché crediamo che rendere visibili i numeri sia il primo passo per cambiare le cose. Il secondo passo spetta a chi ha il potere di firmare.
L'inchiesta incrocia due dataset pubblicati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito sul portale dati.istruzione.it con licenza IODL 2.0:
- "Docenti a tempo indeterminato. Scuola statale" (DOCTIT): docenti titolari per anno scolastico, provincia, ordine di scuola, tipo di posto, fascia d'età e genere. Anni dal 2015/16 al 2024/25, 32.765 righe.
- "Studenti per anno di corso e fascia di età. Scuola statale" (ALUCORSOETASTA): alunni per anno scolastico, provincia, ordine di scuola, anno di corso e fascia d'età. Stessi anni, 60.298 righe.
- Perimetro. Il dataset studenti per anno di corso esclude la scuola dell'infanzia. Per coerenza, tutti i conteggi sui docenti di questa inchiesta escludono l'ordine "Scuola infanzia" da entrambi i lati. L'unica eccezione, dichiarata nel testo, è la quota nazionale di over 54 su tutti gli ordini, riportata per continuità con l'inchiesta sulla bomba demografica.
- Incrocio per provincia. I due dataset scrivono i nomi delle province in formati diversi (maiuscolo con apostrofi da un lato, nome anagrafico dall'altro). L'incrocio è stato fatto normalizzando la chiave: maiuscolo, rimozione di accenti, spazi, apostrofi e trattini, più una tabella di alias per le denominazioni variabili (Monza e Brianza, Pesaro-Urbino, Forlì). Le etichette leggibili usano il nome ufficiale della provincia. Le province presenti in un solo dei due anni di confronto (7 casi) restano fuori dal confronto decennale; i cambi di confine delle province sarde nel periodo suggeriscono cautela nella lettura dei loro delta.
- Province autonome. Trento, Bolzano e la Valle d'Aosta gestiscono il proprio personale e possono risultare assenti o parziali nei dataset ministeriali.
- Rapporto over 54 / under 34. Calcolato sui docenti titolari; dove gli under 34 sono zero il divisore è posto a uno. Le soglie della sezione "Doppia crisi" sono la quota nazionale di over 54 (42,4%) e la variazione nazionale degli studenti (-8,0%) nello stesso perimetro.
- Proiezione. Ipotesi dichiarata: esce dal sistema in cinque anni una quota pari al 67% (due terzi) dei docenti titolari over 54 rilevati nel 2024/25. Il valore è una convenzione prudenziale e va letto come ordine di grandezza, senza pretese attuariali. La "copertura" è il rapporto tra gli under 34 oggi in ruolo e le uscite stimate.
- Studenti per docente. Rapporto tra alunni della scuola statale e docenti titolari del medesimo perimetro; esclude i supplenti e aggrega ordini di scuola diversi. Serve al confronto tra province; per l'affollamento delle classi esistono altri indicatori.
- Supplenti. I dati sui docenti supplenti degli ultimi due anni provengono da un dataset ministeriale con definizione diversa (DOCSUPXXV) e per questo motivo restano fuori da questa inchiesta.
La sensazionalità di questa inchiesta passa da qui
Dall'analisi emergono alcuni fatti che pesano più degli altri. Li mettiamo in fila con i numeri che li reggono, perché chiunque possa verificarli e raccontarli con il proprio taglio. I dati di partenza sono pubblici, l'elaborazione è nostra, la storia la scrive chi legge.
Osservatorio Fides Docet, «Il ricambio impossibile: la mappa delle province che resteranno senza docenti», fidesdocet.com, 20/10/2026, elaborazione su dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito (licenza IODL 2.0). https://www.fidesdocet.com/inchieste/ricambio-impossibile
Prima di riprenderli: fonti, unità di analisi, soglie e i limiti dichiarati con la loro direzione stanno nella Metodologia. Se un numero riguarda la tua scuola e non torna, si può contestare: le segnalazioni con un riferimento preciso vengono verificate sulla fonte e le correzioni sono pubbliche.
Testi, cifre e grafici sono riproducibili citando «Osservatorio Fides Docet» con link all'inchiesta. I dati di partenza sono pubblici (Ministero dell'Istruzione e del Merito, licenza IODL 2.0); elaborazione, proiezioni e visualizzazioni sono dell'Osservatorio. Per confronti, repliche o dati aggiuntivi su una singola provincia, scrivici.
Questi numeri riguardano la scuola di tuo figlio e la provincia in cui vivi. Se li trovi utili, condividili. Se sei un giornalista, usali. Se sei un politico, agisci.
Questa inchiesta può essere ripubblicata citando la fonte: Osservatorio Fides Docet (fidesdocet.com)